Archivio mensile:ottobre 2011

Da Augusto alla discarica: declino di un Foro.

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Esiste una piccola Malagrotta dentro i Fori Imperiali.
Una discarica scoperta dalle telecamere de ilfattoquotidiano.it in una delle aree archeologiche più importanti al mondo.
All’interno del Foro di Augusto, sulla bellissima via dei Fori Imperiali. Stendipanni, batterie per auto, vecchi videoregistratori, grosse lampade, pali, vecchie cesta, giocattoli per bambini, stracci, bottiglie in plastica, lattine, escrementi, etc. Il tutto è visibile a occhio nudo da via Tor dei Conti, filmato anche dai tanti turisti (scandalizzati) che visitano a pagamento ogni giorno il sito.
Come è possibile che vi sia una sorta di accampamento abbandonato in “un’area archeologica sottoposta a sicurezza e videosorveglianza”?
Il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro (Pdl) tempo fa ha dichiarato alla stampa: “Ho un sogno: ammirare i Fori restaurati e illuminati dalla terrazza del Vittoriano per il Natale di Roma del 2011”.

Si potrebbe cominciare, intanto, a bonificare la discarica.

Servizio di David Perluigi, montaggio Paolo Dimalio

 

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Vietato infortunarsi sul cantiere: e l’archeologa diventa libraia.

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Ci vuole coraggio a metterci la faccia.
A raccontare la propria storia dichiarando nome e cognome, senza paura di dare adito a patetismi. A denunciare con forza, invece di lamentarsi di nascosto.

Giovanna Vigna ha raccontato la sua verità con pacatezza, come di consueto, per un’inchiesta di Repubblica, Scaricati dall’articolo 8Claudia Pratelli ha spiegato cosa potrebbe cambiare nel mercato del lavoro e come potrebbero ridursi ulteriormente le tutele dei lavoratori con l’applicazione dell’articolo 8 della manovra-bis; Flavio Bini ha raccolto le storie di sei lavoratori precari.

Stando ore inginocchiata per terra mi sono rotta il menisco e mi sono dovuta pagare per intero le cure mediche. Mi sono trovata da sola“.
L’unica strada? Aprire una nuova attività e ricominciare da capo.

Trovate la video intervista di Giovanna qui.

Ed io sono orgogliosa di essere sua amica.

 

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Underwater Rome

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Rome lashed by torrential rainstorm, causing flash floods: fallen trees, streets that look like Venice canals, two underground railway lines closed, thousands of commuters can’t reach their workplaces.

An opportunity to see the valley of the Roman forum as it was before the building of the Cloaca Maxima, one of the world’s earliest sewage systems started by Tarquinius Priscus around 600 BC.

 

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Photo: Claudio Valletti

Photo: Claudio Valletti

Photo: Claudio Valletti

Photo: Claudio Valletti

Il 15 ottobre come lo abbiamo visto noi.

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Noi archeologhe c’eravamo.

Assieme al comitato Il nostro tempo è adesso siamo scese in piazza
il 15 ottobre a Roma.

Un fiume di centinaia di migliaia di persone che chiede un cambiamento
e di partecipare attivamente ad esso.
Mentre i giornalisti correvano a documentare gli scontri noi continuavamo a sfilare,
consapevoli di ciò che accadeva attraverso Twitter e
ancor più determinati a mostrare la differenza tra noi e i barbari.

Sui giornali e in tv non vedrete le immagini dei partecipanti alla manifestazione,
perché la notizia è nel sangue.

Queste foto di Carlotta Bassoli sono il nostro punto di vista.
Perché si sappia ciò che è stato DAVVERO nel
grande corteo che ha attraversato Roma.

Perché niente offuscherà le nostre ragioni.

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Domande di un lettore operaio

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Chi costruì Tebe dalle Sette Porte?
Dentro i libri ci sono i nomi dei re.
I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?
Babilonia tante volte distrutta,
chi altrettante la riedificò? In quali case
di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori?
Dove andarono i muratori, la sera che terminarono
la Grande Muraglia?
La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti?
Anche nella favolosa Atlantide
nella notte che il mare li inghiottì, affogarono
implorando aiuto dai loro schiavi.

Il giovane Alessandro conquistò l’India.
Lui solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta
fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi
vinse oltre a lui?

Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria? Ogni dieci anni un grande uomo.
Chi ne pagò le spese?

Tante vicende.
Tante domande.

Bertold Brecht

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Dio è morto.

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Dio è morto“.

È stata la prima cosa che ho pensato quando l’ho scoperto.
E non credo proprio sia un’esagerazione.

Ho un Mac e un iPhone (anche un enorme iPod, ora che ci penso: comprato un’era geologica fa con il mio primo stipendio) ma non mi ritengo una fanatica dei prodotti di Cupertino.
Per intenderci, non passerei tre ore in un Apple store alienandomi da ogni stimolo esterno.

Ma sono convinta che il contributo di Steve Jobs al mondo moderno sia un elemento ancora imponderabile, molto più esteso di quanto noi riusciamo a immaginare pur nella sua glorificazione.

Non siamo nativi digitali in senso stretto, eppure è assolutamente comune per noi sfiorare una tastiera e scoprire cosa sta facendo qualcuno in Alabama.
Nella quotidianità, forse, abbiamo smaltito alla velocità della luce (ops, del neutrino) la meraviglia prodotta dalla scoperta di queste possibilità comunicative.
Ce ne siamo assuefatti in una rincorsa costante al ‘più veloce’, ‘più nuovo’, ‘più bello’ (cui lo stesso Jobs ha tirato la volata) non fermandoci più di un attimo a considerare il prodigio.

Una rivoluzione silenziosa, che ha inciso gli strati profondi della nostra scheda madre: l’evoluzione ci è passata addosso, investendoci e cambiandoci, in un battito di ciglia. Da homo sapiens sapiens a iHomo.
Siamo abituati a pensare ai geni e ai grandi pensatori come giganti polverosi ritratti nei dipinti, al massimo gracchianti in riprese tv in bianco e nero dei tempi eroici. E la differenza oggi, ancora una volta, è nel mezzo: di lui avremo le foto, i video delle presentazioni e di quel ‘Stay hungry, stay foolish’ cheormaisenonlocondividinonseinessuno.

C’è un mondo ante Steve Jobs e un altro post Steve Jobs.
E noi siamo stati testimoni del cambiamento.

 

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