Dio è morto.

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Dio è morto“.

È stata la prima cosa che ho pensato quando l’ho scoperto.
E non credo proprio sia un’esagerazione.

Ho un Mac e un iPhone (anche un enorme iPod, ora che ci penso: comprato un’era geologica fa con il mio primo stipendio) ma non mi ritengo una fanatica dei prodotti di Cupertino.
Per intenderci, non passerei tre ore in un Apple store alienandomi da ogni stimolo esterno.

Ma sono convinta che il contributo di Steve Jobs al mondo moderno sia un elemento ancora imponderabile, molto più esteso di quanto noi riusciamo a immaginare pur nella sua glorificazione.

Non siamo nativi digitali in senso stretto, eppure è assolutamente comune per noi sfiorare una tastiera e scoprire cosa sta facendo qualcuno in Alabama.
Nella quotidianità, forse, abbiamo smaltito alla velocità della luce (ops, del neutrino) la meraviglia prodotta dalla scoperta di queste possibilità comunicative.
Ce ne siamo assuefatti in una rincorsa costante al ‘più veloce’, ‘più nuovo’, ‘più bello’ (cui lo stesso Jobs ha tirato la volata) non fermandoci più di un attimo a considerare il prodigio.

Una rivoluzione silenziosa, che ha inciso gli strati profondi della nostra scheda madre: l’evoluzione ci è passata addosso, investendoci e cambiandoci, in un battito di ciglia. Da homo sapiens sapiens a iHomo.
Siamo abituati a pensare ai geni e ai grandi pensatori come giganti polverosi ritratti nei dipinti, al massimo gracchianti in riprese tv in bianco e nero dei tempi eroici. E la differenza oggi, ancora una volta, è nel mezzo: di lui avremo le foto, i video delle presentazioni e di quel ‘Stay hungry, stay foolish’ cheormaisenonlocondividinonseinessuno.

C’è un mondo ante Steve Jobs e un altro post Steve Jobs.
E noi siamo stati testimoni del cambiamento.

 

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  1. Caruccio il tuo blog personale, Astrid, lo scopro oggi. Su Steve Jobs vorrei dre che l’ho sentito per caso qualche tempo fa su rainews 24, mentre trasmettevano il suo discorso ai neolaureati di Stanford, e sono rimasta ad ascoltarlo fino alla fine. Al di là della sobrietà del personaggio, dote oggi rara per chi ha tanto denaro e tanto successo, mi ha trovata particolarmente consonante il tema del seguire i propri “sogni”, che sarebbe meglio definire come seguire i propri talenti, contro ogni apparenza di irrealizzabilità: la realtà, invece, è che soltanto seguendo testardamente i propri talenti, qualsiasi essi siano, si può realizzare qualcosa nella propria vita. E trarre vantaggio da quelle che sembrano disfatte. Sentirlo dire da una persona come lui, è stato un bel riscontro.

  2. Tutti parlano di lui da quando è morto. Per carità, se lo merita, ma ciò che mi ha lasciato perplesso perplesso è che pochi si son curati della morte di Wilson Greatbatch.

  3. @Arthas sappiamo che i ricchi e famosi fanno più notizia degli scienziati che il pubblico di non addetti non conosce: i mass media funzionano così, e i loro fruitori parlano di ciò che gli arriva, se già non hanno notizia quanto viene ignorato.

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