Archivio mensile:dicembre 2011

Buoni propositi

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Buon 2012, Taranto

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Nemo propheta in patria è legge inchiodata su porte di cattedrali.

Eppure sono orgogliosa di essere stata chiamata con altri concittadini a fare gli auguri per il 2012 alla mia città dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno. Grazie a Marcello Cometti.

Sarebbe facile augurare giorni di sole, mare calmo e barche a vela nella rada del golfo.. ma per la mia città quest’anno che viene vorrei fosse finalmente quello della svolta, tanto attesa e non ancora arrivata.

Mi auguro sia forte in tutti noi la consapevolezza di una scelta, perché le elezioni non consegnino Taranto all’ennesimo mostro a tre teste che riempie le cronache dei giornali e non cambia di un millimetro la nostra vita (se non in peggio).

Che il coraggio non manchi mai alle tarantine, fiere e capatoste, perché continuino ad essere nel 2012 protagoniste in positivo dell’impegno civile e della lotta; che quei delfini erranti, che hanno lasciato lo Ionio a 19 anni per andare a studiare in altre città senza più tornare, possano dare un contributo per una rigenerazione dell’urbanistica, della cultura, della gestione della cosa pubblica facendo rifluire sulle nostre rive idee vincenti e buone prassi imparate lontano da qui.

Auguri a tutti, perché possiamo lavare via per sempre dalla nostra pelle il rosso di questa polvere assassina e tenere vivo solo quello della passione, sotto un cielo pulito e davvero, davvero blu.

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Il Colosseo e la leggenda del piccione distruttore

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«Quamdiu stabit Colyseus stabit et Roma;
cum cadet Colyseus cadet et Roma;
cum cadet Roma cadet et mundus.
»
Profezia del Venerabile Beda, VII secolo. 


«
Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma;
quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma;
quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo.»
-Saluti dai Maya-

Lo ammetto, ero molto concentrata sul pandoro ieri sera.

Così quando ho letto distrattamente i tweet di Pablo Aparicio Resco lì per lì non ho capito.

Dannazione, il Colosseo di Roma è TT perché cade. Spero che non c’entri nulla chi ci ha scavato per un mese… #Nonsonostatoio

Mentre l’Italia satolla affrontava l’annosa scelta catodica della sera di Santo Stefano (meglio La Sirenetta o C’eravamo tanto amati?) in Spagna twittavano di brutto diffondendo la storia dell’ennesimo distacco di un frammento del Colosseo.
Proprio lui, il grande anfiteatro che oggi per la città di Roma è poco più di uno spartitraffico.

A onor del vero anche adesso, a 24 ore di distanza, seguire i trend mondiali di Twitter fa una certa impressione: provate con i paesi anglofoni prima (http://trendsmap.com/topic/colosseum) e con quelli latini poi (http://trendsmap.com/topic/coliseo).
Apparirà a cascata una lunga serie di tweet che rilanciano la notizia, in un trionfo di collapse-stones fall-crumbling-desprendimiento-fragmento.

E poi nella versione spagnola una parola vi colpirà su tutte: paloma.
Già. Perché in breve tempo si sparge la voce che la causa del primo dei due (tre?) crolli sia la zampata di un piccione.
Non la mancata manutenzione del monumento, quindi, né lo stato di abbandono cui è stato lasciato negli ultimi decenni da chi dovrebbe occuparsene, parti politiche -tutte- comprese.
La colpa è di un piccione sgambettante, sì, che magari inseguiva tubando una femmina tra le arcate. (Roma)ntico.
Segue una serie di notizie contrastanti, ben riassunte nell’ottimo storify di Simone Massi, Quod non fecerunt barbari, fecerunt piccioni.
La storia ricorda molto un altro delirio che ha occupato le cronache delle ferie agostane, il fantasma del Museo Archeologico di Napoli che rompeva i vasi romani: perché non è mai colpa di nessuno, in Italia.

Qui chiunque può definirsi archeologo, pur non avendo studiato un rigo di metodologia o non avendo mai messo piede in cantiere. Mentre gli archeologi, quelli veri, sono entità inesistenti agli occhi dello Stato (ma il Fisco ci vede benissimo, tranquilli).
Nessuno è responsabile degli scempi subiti dal nostro patrimonio.
Nessuno paga, nessuno si dimette.
A pochi sembra strano che ai futuri, promessi restauri del Colosseo sia prevista la partecipazione di operai specializzati e non di restauratori.

Ma noi, come reagiamo?
Siamo abituati ai crolli, uno più o uno in meno fa mica differenza.
Le breccole dell’Anfiteatro Flavio son buone a riempire le cronache nei giorni festivi di calma piatta; le briciole di Pompei le tiriamo invece fuori ciclicamente, sperando in un colpo di vento che le porti via tutte e ce le levi di torno.
Finalmente.

Il pezzo è anche su Paese Sera del 28 dicembre 2011.

 

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Archeologia: servizio pubblico?

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Archeologi ed archeologhe, mancate assunzioni del Mibac, partita IVA, internet, innovazione e banda larga: il mio intervento nella trasmissione di Michele Santoro, Servizio Pubblico (8 dicembre 2011).

 

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