Buon 2012, Taranto

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Nemo propheta in patria è legge inchiodata su porte di cattedrali.

Eppure sono orgogliosa di essere stata chiamata con altri concittadini a fare gli auguri per il 2012 alla mia città dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno. Grazie a Marcello Cometti.

Sarebbe facile augurare giorni di sole, mare calmo e barche a vela nella rada del golfo.. ma per la mia città quest’anno che viene vorrei fosse finalmente quello della svolta, tanto attesa e non ancora arrivata.

Mi auguro sia forte in tutti noi la consapevolezza di una scelta, perché le elezioni non consegnino Taranto all’ennesimo mostro a tre teste che riempie le cronache dei giornali e non cambia di un millimetro la nostra vita (se non in peggio).

Che il coraggio non manchi mai alle tarantine, fiere e capatoste, perché continuino ad essere nel 2012 protagoniste in positivo dell’impegno civile e della lotta; che quei delfini erranti, che hanno lasciato lo Ionio a 19 anni per andare a studiare in altre città senza più tornare, possano dare un contributo per una rigenerazione dell’urbanistica, della cultura, della gestione della cosa pubblica facendo rifluire sulle nostre rive idee vincenti e buone prassi imparate lontano da qui.

Auguri a tutti, perché possiamo lavare via per sempre dalla nostra pelle il rosso di questa polvere assassina e tenere vivo solo quello della passione, sotto un cielo pulito e davvero, davvero blu.

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Una risposta »

  1. Tutte le volte (non molte) che arrivando dalla statale ionica verso la salentina incontravo Taranto, il paesaggio industriale che mi si si parava davanti, di notte, con tutte le sue luci e i suoi fumi, era quello di un’operosità spettacolare, ma io sapevo bene che dietro quell’apparenza da industria pesante trionfale c’era il disastro ambientale e le morti degli esseri umani. Poi il ponte, l’isola della cattedrale e del castello, l’altro ponte e la strada attraverso tutta la città moderna, fino alla via per san Giorgio Ionico: bellissimo il passaggio tra le due quinte urbane, tra gli edifici della scacchiera urbana tra otto e novecento, l’illuminazione notturna delle facciate delle case con una grazia da bella époque di provincia, e poi le case dell’ultimo mezzo secolo. L’ultima volta ci sono passata di giorno, e mi sono fermata al Museo Archeologico Nazionale, ma non mi ricordo più perché quel giorno era chiuso, e così il suo contenuto rimane una serie di fotografie, fino al prossimo passaggio da Taranto, dove dovrò fermarmi per recuperare tutto quello che non ho visto finora. Auguri anche da qui.

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