Pompei: gravi critiche all’Italia nell’ultimo rapporto UNESCO. Verso la ‘Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo’?

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Traduzione dell’articolo: Italy allows Unesco into Pompeii di Martin Bailey, pubblicato su The Art Newspaper il 4.1.2012 con aggiunta di link di documentazione. Le foto sono di Nicola Meluziis (nmeluziis@yahoo.it)

Un rapporto Unesco ha individuato gravi problemi per il sito patrimonio mondiale dell’Umanità, tra danni strutturali agli edifici, atti di vandalismo e mancanza di personale qualificato.

Il Direttore Generale dell’Unesco per la Cultura, Francesco Bandarin, dichiara al periodico online The Art Newspaper: «Lo stato di conservazione è un problema, a causa della mancanza di manutenzione di strutture molto fragili. E i servizi per i visitatori hanno bisogno di un drastico miglioramento.»
Il 22 dicembre scorso il crollo di una colonna a Pompei nella casa di Loreio Tiburtino ha destato l’ennesimo allarme.

Pompei è stata designata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco nel 1977. Le carenze nella manutenzione e gestione del sito sono state sempre più evidenti fino all’episodio del crollo della Schola Armaturarum, altrimenti definita Casa dei Gladiatori, avvenuto nel novembre 2010 e seguito da ulteriori distacchi a seguito di pesanti piogge.

L’Unesco ha organizzato una missione ispettiva sotto la supervisione di Christopher Young, esperto di gestione del patrimonio culturale del World Heritage Center, secondo il quale Pompei è costituita dai «resti più importanti del mondo romano, per ciò che riguarda il racconto della vita quotidiana».
Young era coadiuvato in missione da due specialisti di stanza Parigi, in rappresentanza del Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti: Jean-Pierre Adam, professore alla Ecole du Louvre, e Alix Barbet, direttore di ricerca al Centre National de la Recherche Scientifique. Il loro rapporto, riferito a Pompei e ai vicini siti di Ercolano e Torre Annunziata, alla periferia di Napoli, è stato presentato lo scorso giugno all’Unesco World Heritage Committee a Parigi.
In sintesi, esso afferma che «le condizioni che hanno causato i crolli [della Schola Armaturarum] sono diffuse all’interno del sito». E le notevoli piogge dello scorso autunno hanno sollevato timori di ulteriori danni significativi, finora non verificatisi.

Anche se molto di Pompei rimane in buone condizioni, i problemi sembrano essere però numerosi, a partire dagli «inappropriati metodi di restauro e da una generale mancanza di personale qualificato.. i progetti di restauro sono esternalizzati e la qualità del lavoro dei contraenti non è in corso di valutazione. Non è presente un sistema di drenaggio efficiente, con conseguente infiltrazione di acqua e umidità eccessiva che degrada gradualmente la condizione strutturale degli edifici e la loro decorazione. La missione si è interessata anche alla quantità di crescita delle piante, specialmente edera».

L’assunzione di nuovo personale a Pompei rimane un problema fondamentale. La struttura è «molto rigida», secondo gli ispettori Unesco, che vedono nei «posti di lavoro sicuri fino alla pensione» la ragione che rende «virtualmente impossibile assumere nuovo personale». Anche se circa 470 persone sono impiegate a Pompei, il sito è «a corto» di personale professionale, ci sono «pochissimi» addetti alla manutenzione e sono solo 23 le guardie presenti sul sito, che non indossano peraltro uniformi e di cui riesce difficile visualizzare i badge.
Gli esperti li osservano «raggruppati in gruppi di tre o quattro», evidenziandone una limitata presenza su un sito molto esteso. Dal 1987 il numero delle guardie è stato ridotto di un quarto, mentre il numero di visitatori è aumentato considerevolmente.

«I visitatori in gruppi si sfregano contro le pareti decorate, troppo spesso con i loro zaini o per si appoggiano ad esse per scattare la foto migliore possibile», dice il rapporto. Pompei ha attirato più di 2,3 milioni di visitatori nel 2010 con picchi di 20.000 presenze giornaliere.

Un ulteriore problema è che gran parte del sito di Pompei è «chiuso». Nel 1956, 66 case restaurate sono state aperte ai visitatori, ma il numero è sceso oggi a 15 (e solo cinque case sono sempre aperte). «Vaste aree di Pompei non sono accessibili ai visitatori a causa della mancanza di custodi, mentre zone accessibili sono iperfrequentate e soffrono notevolmente dell’erosione procurata dai visitatori», secondo il rapporto. La missione ha rilevato, però, che gli atti vandalici più gravi si sono verificati all’interno di case che risultani chiuse ai visitatori, a causa della «irrisoria efficacia degli sforzi per proibire l’accesso».

I numerosi cambiamenti di gestione hanno portato ad ulteriori problemi: nel luglio 2008, il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza per Pompei, ordinando un’amministrazione straordinaria fino a luglio 2010 (due i commissari nominati durante questo periodo: Renato Profili e  Marcello Fiori). E dal settembre 2009 si sono susseguiti ben quattro sovrintendenti successivi: Mariarosaria Salvatore, Giuseppe Proietti, Jeannette Papadopoulos e Teresa Elena Cinquantaquattro.

La missione Unesco ha rilevato che, anche se un piano di gestione è stato redatto nel 2008, lo «staff del sito non è riuscito a dimostrare chiaramente che il piano è stato effettivamente utilizzato». Le scarse risorse sono state dirottate dalla conservazione e manutenzione a progetti definiti dagli ispettori «non urgenti», come la ricostruzione del teatro. Il rapporto afferma che tali progetti sono «probabilmente stati predisposti con un intento educativo, ma che riflettono in realtà una certa propensione per una ‘archeologia dell’intrattenimento’».

Anche lo «sviluppo incontrollato» nell’area limitrofa a Pompei viene molto criticata. Nella sua riunione del giugno scorso, l’Unesco ha approvato una risoluzione dichiarando di «rammaricarsi profondamente» di non essere stato informato circa la costruzione di «un grande edificio di cemento» a nord della Porta di Nola, utilizzato dagli archeologi per uffici e stoccaggio.

Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente di Pompei dal 1995 al 2009, constata che il rapporto è «molto meticoloso». Le proposte espresse nel documento riprendono in gran parte quelle effettuate dallo stesso Guzzo nel corso il suo mandato, ma che i ritardi siano stati causati principalmente da problemi di personale. Guzzo accoglie positivamente il coinvolgimento dell’Unesco, nella speranza che possa «stimolare il governo italiano per dare più risorse, sia finanziarie e professionali a Pompei».

Potremmo dunque essere pronti allo sviluppo di un piano d’azione dell’Unesco in supporto agli specialisti italiani. Esso dovrebbe essere punto di partenza per la spesa dei 105 milioni di euro stanziati per Pompei da parte dell’Unione europea. Tuttavia, ci sono concreti timori che il progetto possa essere influenzato dal ritiro della consistente quota di 65 milioni di dollari annui di finanziamenti, che gli Stati Uniti hanno deciso di non versare dopo l’ammissione della Palestina nel mese di ottobre.

L’Unesco ha chiesto alle autorità italiane di istituire un monitoraggio di controllo di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata a partire dal 1° febbraio, congiuntamente ad una dichiarazione del «valore universale eccezionale» del sito. Un rapporto sulla «possibile l’iscrizione dei beni nella lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo» dovrà essere presentato entro febbraio 2013.

Pompei non è l’unico sito Unesco italiano a dover affrontare seri problemi: in Italia sono 47 i siti insigniti del titolo di patrimonio mondiale dell’umanità, compresi Venezia e la sua Laguna ed il centro storico di Roma.
Tuttavia Bandarin, cittadino italiano, sottolinea che l’accordo dell’Unesco con l’Italia riguarda «solo il Patrimonio di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata».

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Una risposta »

  1. Si continua da anni a lesinare personale in genere per tutti i siti culturali, musei compresi, senza peraltro incrementare, almeno nei siti archeologici sistemi di videosorveglianza efficace anche durante le ore di visita. Mi meraviglia poi che i turisti possano entrare con zaini e borsoni che finiscono per danneggiare le pareti affrescate. Bisogna che, come nei musei, ci sia un guardaroba efficiente e ordinato,, dove deporre tutti i contenitori ingombranti. Ai Musei Vaticani, dove non va certamnente meno gente che a Pompei, e anche in densi gruppi, il visitatore deve depositare ogni borsa che non sia la borsetta piccola delle signore, che viene comunque anche ispezionata dal metal detector. Non è impossibile, e intanto si eliminerebbero le prime e più comuni cause di degrado.Inoltre bisognerebbe anche regolamentare il flusso di visitatori, con orari e prenotazione solo per i gruppii,in modo che il controllo possa essere più efficace. Sono poi necessarie varie professionalità, dagli archeologi, ai restauratori, ai geometri, agli operai, che stiano sul posto, in grado di controllare continuamente il sito, e di provvedere alle eventuali cause di improvviso degrado con immediatezza di modi operativi e con l’urgenza amministrativa. Il personale non indossa la divisa, come in quasi tutti i musei, perchè non sono più state rinnovate da molti anni e si sono consumate. Nel museo che dirigevo, ma anche negli altri della stessa città era comunque obbligatorio il cartellino affisso alla camicia, maglia giacca, dove fosse ben visibile. Come avevo spiegato spesso al personale del museo, era un elemento di fondamentale importanza, anche per la sicurezza dei visitatori, che in caso di emergenza, avrebbero potuto immediatamente individuare le persone in grado, per la loro funzione, di guidare gli stessi, rendendo le loro indicazioni precise e indubitabili.

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