SPQR: Sarà Possibile Questo Restauro?

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Probabilmente il sindaco Gianni Alemanno non è superstizioso.
Altrimenti avrebbe considerato la sua visita ad Hiroshima nel 2010 il momento meno indicato per proclamare che, sì, finalmente, il travertino del Colosseo sarebbe tornato al suo splendore.

Invece, da quel 14 aprile la querelle sul restauro dell’anfiteatro di Roma ha avuto la forma di una lenta e inesorabile reazione a catena, fino alla bomba atomica esplosa in questi giorni.

Alemanno fa dal primo momento il nome di Diego Della Valle, che in cordata con altri imprenditori si propone quale mecenate per il finanziamento dei lavori di restauro. In molti interpretano l’iniziativa come strategica in vista di una prossima ‘discesa in campo’ politica del marchigiano, ma l’entusiasmo di tutti è calamitato dalla prospettiva di rivedere il Colosseo (più o meno) com’era e dov’era nel I secolo d. C.

La primavera del 2010 scorre tranquilla, e poco prima delle vacanze estive Alemanno e l’allora Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, presentano un “Avviso pubblico per la ricerca di sponsor per il finanziamento e la realizzazione di lavori secondo ‘piano degli interventi’, Colosseo, Roma”. Nonostante i buoni propositi e gli entusiasmi, però, la gara d’appalto va deserta.
Non vi partecipa neppure Della Valle, che ritiene improponibili le condizioni imposte dal bando, poiché avrebbero accollato al suo gruppo anche la progettazione, la direzione e l’esecuzione dei lavori.

Si arriva così al 21 gennaio dello scorso anno e all’accordo diretto tra Della Valle e l’allora Commissario per le Aree Archeologiche di Roma e Ostia Antica e oggi sottosegretario ai Beni Culturali, Roberto Cecchi.

Secondo i patti, le funzioni di direzione scientifica e di vigilanza su tutte le attività relative agli interventi saranno assunte dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, mentre l’imprenditore verserà 25 milioni di euro per gli otto ambiti di lavoro previsti dal Piano degli Interventi: restauro dei prospetti settentrionale e meridionale, sostituzione della chiusura dei fornici (arcate) del I ordine, revisione e restauro degli ambulacri (corridoi) e degli ambienti interrati (ipogei), impiantistica e illuminazione, la costruzione di un centro servizi che consenta di portare in esterno le attività di supporto alla visita che sono attualmente nel monumento (accoglienza, biglietteria, bookshop, servizi igienici).

Tra il bando dell’agosto 2010 e l’accordo firmato però, sussistono delle differenze; il testo siglato prevede alcune clausole in favore del mecenate che non erano state incluse nel primo documento estivo:

  • diritti in esclusiva, quattro clausole che vincolano il Mibac «a non concedere a terzi l’uso, a qualsiasi titolo, di marchi, nomi, immagini o altri segni distintivi relativi al Colosseo con riferimento ai lavori di restauro» e a «non concedere a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la propria immagine e i propri segni distintivi al Colosseo e/o ai lavori di restauro»;
  • costituzione di un’associazione senza fini di lucro denominata «Amici del Colosseo» il cui logo potrà essere utilizzato per «articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria, profumi, adesivi, metalli preziosi e loro leghe, gioielleria, pietre preziose, orologeria, strumenti cronometrici». Ma anche per conferenze stampa, fotografie, cartoleria, adesivi, articoli per ufficio, ombrelli, pelli di animale, fino alle manifestazioni culturali e sportive;
  • diritti di sfruttamento dell’immagine: quelli dello sponsor si protrarranno fino a due anni dopo la conclusione dei lavori di restauro, quelli dell’Associazione ben oltre (15 anni). Tra i diritti concessi allo Sponsor quello di «ottenere l’accesso al Colosseo per gruppi di persone con modalità da concordarsi con la soprintendenza»; di utilizzare «il logo e gli altri segni distintivi dell’associazione abbinati a quelli di Tod’s (…); di «inserire il proprio marchio dietro i biglietti del Colosseo»; di «inserire il proprio marchio sulla recinzione del cantiere»;
  • realizzazione di una struttura temporanea o fissa per l’accoglienza dei sostenitori dell’Associazione. Un centro «ubicato nelle immediate vicinanze del Colosseo» che «sarà allestito per tutta la durata dei lavori di restauro e per i successivi due anni» e «che potrà fregiarsi e utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello sponsor».

Tutto il 2011 scorre all’insegna delle polemiche circa i diritti allo sfruttamento dell’immagine del monumento e la presunta mancata trasparenza nell’aggiudicazione dell’appalto.
La UIL Beni Culturali a marzo presenta un esposto che chiede di «fare luce sulle eventuali responsabilità penali ed erariali relativamente alla convenzione ‘segreta’ concernente il cosiddetto restauro del Colosseo, visto che a tutt’oggi ancora non risulta pubblicato nessuno documento da parte della gestione Commissariale e dal Mibac».
Il Codacons decide invece di rivolgersi al TAR e denunciare la presenza di distorsioni.
A maggio Della Valle ed Alemanno presentano i restauri in pompa magna ma le polemiche non si arrestano.
Si avvicendano 3 Ministri (Bondi, Galan, Ornaghi), si organizza un concerto all’interno del monumento in barba alle precauzioni di sicurezza, un turista viene pescato a rubare frammenti di travertino, cambia un Governo, il Colosseo inizia a dare segni di insofferenza e sotto Natale si prende gli onori delle cronache per una serie di distacchi di frammenti dei paramenti esterni.

L’anno nuovo non ha portato, per il momento, una vita nuova.
Un blog, Archeologia 2.0, ha già sottolineato una curiosa situazione legata all’allestimento di un presepe nell’ambulacro del I ordine, che ha visto una ditta produttrice di statuine poter tenere in bella vista il logo della propria azienda e regalare personaggi del presepe ai bambini anche dopo l’orario di chiusura.
«Una pubblicità che in un centro commerciale sarebbe stata pagata a non poco prezzo» – sottolinea il blogger – «al Colosseo si svolge nella più totale indifferenza normativa: nessuno cita appalti o accordi di nessun genere, ignoti i costi o i guadagni dell’iniziativa. Una ditta regala un presepe, la Soprintendenza ringrazia e due della ditta si sistemano nel Colosseo per farsi pubblicità. Altro che concorrenza.»
E dopo la bocciatura dell’Autorità Garante per la concorrenza, che ha dichiarato irregolare l’accordo stipulato tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Gruppo Tod’s per il restauro dell’Anfiteatro Flavio, la situazione sta rapidamente precipitando. A soli tre giorni dal pronunciamento dell’Antitrust, infatti, è stato aperto un fascicolo d’inchiesta sull’accordo presso la Procura di Roma e la Corte dei Conti. Il dubbio è, ancora, che non siano state rispettate le norme in merito alla correttezza della procedura che ha portato ad affidare la sponsorizzazione, con particolare riferimento alla concorrenza.

Il Venerabile Beda, nel VII secolo, aveva le idee chiare:

«Quamdiu stabit Colyseus stabit et Roma;
cum cadet Colyseus cadet et Roma;
cum cadet Roma cadet et mundus.
»

«Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma;
quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma;
quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo.»

Sicuro che la profezia di cui tener conto è quella dei Maya?


Il pezzo è anche su Paese Sera del 12 gennaio 2012.

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