Archivio mensile:gennaio 2012

μήτηρ πόλις

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SPQR: Sarà Possibile Questo Restauro?

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Probabilmente il sindaco Gianni Alemanno non è superstizioso.
Altrimenti avrebbe considerato la sua visita ad Hiroshima nel 2010 il momento meno indicato per proclamare che, sì, finalmente, il travertino del Colosseo sarebbe tornato al suo splendore.

Invece, da quel 14 aprile la querelle sul restauro dell’anfiteatro di Roma ha avuto la forma di una lenta e inesorabile reazione a catena, fino alla bomba atomica esplosa in questi giorni.

Alemanno fa dal primo momento il nome di Diego Della Valle, che in cordata con altri imprenditori si propone quale mecenate per il finanziamento dei lavori di restauro. In molti interpretano l’iniziativa come strategica in vista di una prossima ‘discesa in campo’ politica del marchigiano, ma l’entusiasmo di tutti è calamitato dalla prospettiva di rivedere il Colosseo (più o meno) com’era e dov’era nel I secolo d. C.

La primavera del 2010 scorre tranquilla, e poco prima delle vacanze estive Alemanno e l’allora Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, presentano un “Avviso pubblico per la ricerca di sponsor per il finanziamento e la realizzazione di lavori secondo ‘piano degli interventi’, Colosseo, Roma”. Nonostante i buoni propositi e gli entusiasmi, però, la gara d’appalto va deserta.
Non vi partecipa neppure Della Valle, che ritiene improponibili le condizioni imposte dal bando, poiché avrebbero accollato al suo gruppo anche la progettazione, la direzione e l’esecuzione dei lavori.

Si arriva così al 21 gennaio dello scorso anno e all’accordo diretto tra Della Valle e l’allora Commissario per le Aree Archeologiche di Roma e Ostia Antica e oggi sottosegretario ai Beni Culturali, Roberto Cecchi.

Secondo i patti, le funzioni di direzione scientifica e di vigilanza su tutte le attività relative agli interventi saranno assunte dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, mentre l’imprenditore verserà 25 milioni di euro per gli otto ambiti di lavoro previsti dal Piano degli Interventi: restauro dei prospetti settentrionale e meridionale, sostituzione della chiusura dei fornici (arcate) del I ordine, revisione e restauro degli ambulacri (corridoi) e degli ambienti interrati (ipogei), impiantistica e illuminazione, la costruzione di un centro servizi che consenta di portare in esterno le attività di supporto alla visita che sono attualmente nel monumento (accoglienza, biglietteria, bookshop, servizi igienici).

Tra il bando dell’agosto 2010 e l’accordo firmato però, sussistono delle differenze; il testo siglato prevede alcune clausole in favore del mecenate che non erano state incluse nel primo documento estivo:

  • diritti in esclusiva, quattro clausole che vincolano il Mibac «a non concedere a terzi l’uso, a qualsiasi titolo, di marchi, nomi, immagini o altri segni distintivi relativi al Colosseo con riferimento ai lavori di restauro» e a «non concedere a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la propria immagine e i propri segni distintivi al Colosseo e/o ai lavori di restauro»;
  • costituzione di un’associazione senza fini di lucro denominata «Amici del Colosseo» il cui logo potrà essere utilizzato per «articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria, profumi, adesivi, metalli preziosi e loro leghe, gioielleria, pietre preziose, orologeria, strumenti cronometrici». Ma anche per conferenze stampa, fotografie, cartoleria, adesivi, articoli per ufficio, ombrelli, pelli di animale, fino alle manifestazioni culturali e sportive;
  • diritti di sfruttamento dell’immagine: quelli dello sponsor si protrarranno fino a due anni dopo la conclusione dei lavori di restauro, quelli dell’Associazione ben oltre (15 anni). Tra i diritti concessi allo Sponsor quello di «ottenere l’accesso al Colosseo per gruppi di persone con modalità da concordarsi con la soprintendenza»; di utilizzare «il logo e gli altri segni distintivi dell’associazione abbinati a quelli di Tod’s (…); di «inserire il proprio marchio dietro i biglietti del Colosseo»; di «inserire il proprio marchio sulla recinzione del cantiere»;
  • realizzazione di una struttura temporanea o fissa per l’accoglienza dei sostenitori dell’Associazione. Un centro «ubicato nelle immediate vicinanze del Colosseo» che «sarà allestito per tutta la durata dei lavori di restauro e per i successivi due anni» e «che potrà fregiarsi e utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello sponsor».

Tutto il 2011 scorre all’insegna delle polemiche circa i diritti allo sfruttamento dell’immagine del monumento e la presunta mancata trasparenza nell’aggiudicazione dell’appalto.
La UIL Beni Culturali a marzo presenta un esposto che chiede di «fare luce sulle eventuali responsabilità penali ed erariali relativamente alla convenzione ‘segreta’ concernente il cosiddetto restauro del Colosseo, visto che a tutt’oggi ancora non risulta pubblicato nessuno documento da parte della gestione Commissariale e dal Mibac».
Il Codacons decide invece di rivolgersi al TAR e denunciare la presenza di distorsioni.
A maggio Della Valle ed Alemanno presentano i restauri in pompa magna ma le polemiche non si arrestano.
Si avvicendano 3 Ministri (Bondi, Galan, Ornaghi), si organizza un concerto all’interno del monumento in barba alle precauzioni di sicurezza, un turista viene pescato a rubare frammenti di travertino, cambia un Governo, il Colosseo inizia a dare segni di insofferenza e sotto Natale si prende gli onori delle cronache per una serie di distacchi di frammenti dei paramenti esterni.

L’anno nuovo non ha portato, per il momento, una vita nuova.
Un blog, Archeologia 2.0, ha già sottolineato una curiosa situazione legata all’allestimento di un presepe nell’ambulacro del I ordine, che ha visto una ditta produttrice di statuine poter tenere in bella vista il logo della propria azienda e regalare personaggi del presepe ai bambini anche dopo l’orario di chiusura.
«Una pubblicità che in un centro commerciale sarebbe stata pagata a non poco prezzo» – sottolinea il blogger – «al Colosseo si svolge nella più totale indifferenza normativa: nessuno cita appalti o accordi di nessun genere, ignoti i costi o i guadagni dell’iniziativa. Una ditta regala un presepe, la Soprintendenza ringrazia e due della ditta si sistemano nel Colosseo per farsi pubblicità. Altro che concorrenza.»
E dopo la bocciatura dell’Autorità Garante per la concorrenza, che ha dichiarato irregolare l’accordo stipulato tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Gruppo Tod’s per il restauro dell’Anfiteatro Flavio, la situazione sta rapidamente precipitando. A soli tre giorni dal pronunciamento dell’Antitrust, infatti, è stato aperto un fascicolo d’inchiesta sull’accordo presso la Procura di Roma e la Corte dei Conti. Il dubbio è, ancora, che non siano state rispettate le norme in merito alla correttezza della procedura che ha portato ad affidare la sponsorizzazione, con particolare riferimento alla concorrenza.

Il Venerabile Beda, nel VII secolo, aveva le idee chiare:

«Quamdiu stabit Colyseus stabit et Roma;
cum cadet Colyseus cadet et Roma;
cum cadet Roma cadet et mundus.
»

«Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma;
quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma;
quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo.»

Sicuro che la profezia di cui tener conto è quella dei Maya?


Il pezzo è anche su Paese Sera del 12 gennaio 2012.

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God bless social media

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Domenica pomeriggio.
Qualcuno su Twitter dice di essersi imbambolato a guardare la diretta dalla webcam degli studi in Abbey Road.

Molti altri corrono a collegarsi e scoprono un oceano di microstorie: di tanti che attraversano le strisce e scattano foto, sorridono e vanno via. E si ricomincia daccapo.

E Luca De Biase tira giù un instant post che fa riflettere. God bless social media.

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Mai prendersi sul serio (neanche se sei il vero Indiana Jones)

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Non so a voi, ma a me quelli che vanno in giro per scavi o per visite guidate con il cappello a tesa larga ben calato in testa fanno un po’ sorridere. Con i gilet e i pantaloni kaki d’ordinanza, come se l’abito dovesse necessariamente fare il monaco.

I giornalisti che condiscono le notizie archeologiche citando I. J., invece, mi provocano la gastrite: se non ignoranti, quantomeno superficiali. Come vi sentireste se per parlare di mercati e finanza citassi Paperon de’ Paperoni?

E poi scopri che lo stesso Harrison Ford non ha mai alimentato il suo stesso mito, anzi.
Non si è mai rivisto in azione, se non trent’anni dopo.

L’unico che avrebbe potuto ricamarci sopra ha preso Indiana Jones per quello che è, come già detto da queste paginesolo un film.

 

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In bilico: la villa di Nerone ad Anzio

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Sono stati i canoisti che rientravano in porto a dare l’allarme, il pomeriggio del 28 dicembre scorso: parte della falesia, la costa rocciosa del promontorio di Anzio, è venuta giù portando con sé un pezzo della villa romana che dal I secolo a. C. svetta sulla fascia costiera. Lo stesso luogo in cui si dice Nerone si trovasse al momento del grande incendio di Roma dell’anno 64 (Tacito, Annales, XV.39).

La fanciulla di Anzio

Questa volta il crollo non ha svelato sorprese, com’era accaduto nel 1878: allora una violenta mareggiata si era abbattuta sulle mura della villa e, ritirandosi, ne aveva distrutto una parte svelando un’area non esplorata e riportando alla luce la statua ellenistica di una fanciulla, conservata a Palazzo Massimo.
Oggi sulla battigia ci sono solo un cumulo di macerie, sabbia e spazzatura. E gruppi di curiosi che si avvicinano per dare un’occhiata, per nulla intimoriti dal piccolo foglio applicato sulla parete scoscesa con cinque puntine da disegno, che proclama il divieto di transito e di accesso alla zona.
“Sono anni che il mare mangia la costa in assenza di manutenzione adeguata – afferma qualcuno – Quando si avvicina l’estate, e quindi i turisti paganti, la spiaggia viene ricostruita sparando sabbia pescata dai fondali ma in autunno e in inverno tutto viene lasciato in balìa del tempo e del mare, che risucchia tutto”.

Patrizio Colantuono, presidente del Museo dello sbarco di Anzio e recente promotore di una petizione per la tutela dell’area, aveva dichiarato a caldo: “Purtroppo la villa di Nerone, che sorge sulla costa, è in balia degli agenti atmosferici in particolare dell’erosione costiera. In molti temiamo che presto crollerà anche l’arcata residua di quello che veniva chiamato Arco Muto che si erge, sempre più in bilico, sulla spiaggia“.
restauri in occasione del Giubileo non sono evidentemente bastati.

Ulteriori interventi ancora non eseguiti per l’intera area erano stati definiti già nel 2007 dall’Accordo di Programma Quadro “Difesa del Suolo e Tutela della Costa”, stipulato tra il Governo italiano e la Regione Lazio, con lo stanziamento di una cifra pari a un milione di euro per provvedere ad “opere di difesa dell’antico porto neroniano“.

Ma il problema di Anzio sembra andare oltre una mera questione di conservazione del patrimonio archeologico, viste le gravi mancanze in materia di pubblica sicurezza e di prevenzione del dissesto idrogeologico.
Non ultima l’approvazione del megaprogetto del nuovo porto turistico, che prevede un aumento vertiginoso di posti barca per yacht. Goletta Verde e Legambiente Lazio hanno già denunciato che l’opera potrebbe cambiare irreversibilmente il corso delle correnti marine, con effetti incalcolabili e imprevedibili che probabilmente alimenteranno l’attività d’erosione.

Il pezzo è anche su Paese Sera del 6 gennaio 2012 e nella sezione Innoventure di t3nta.mag

Il reportage fotografico è di Carlotta Bassoli, archeologa.

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Pompei: gravi critiche all’Italia nell’ultimo rapporto UNESCO. Verso la ‘Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo’?

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Traduzione dell’articolo: Italy allows Unesco into Pompeii di Martin Bailey, pubblicato su The Art Newspaper il 4.1.2012 con aggiunta di link di documentazione. Le foto sono di Nicola Meluziis (nmeluziis@yahoo.it)

Un rapporto Unesco ha individuato gravi problemi per il sito patrimonio mondiale dell’Umanità, tra danni strutturali agli edifici, atti di vandalismo e mancanza di personale qualificato.

Il Direttore Generale dell’Unesco per la Cultura, Francesco Bandarin, dichiara al periodico online The Art Newspaper: «Lo stato di conservazione è un problema, a causa della mancanza di manutenzione di strutture molto fragili. E i servizi per i visitatori hanno bisogno di un drastico miglioramento.»
Il 22 dicembre scorso il crollo di una colonna a Pompei nella casa di Loreio Tiburtino ha destato l’ennesimo allarme.

Pompei è stata designata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco nel 1977. Le carenze nella manutenzione e gestione del sito sono state sempre più evidenti fino all’episodio del crollo della Schola Armaturarum, altrimenti definita Casa dei Gladiatori, avvenuto nel novembre 2010 e seguito da ulteriori distacchi a seguito di pesanti piogge.

L’Unesco ha organizzato una missione ispettiva sotto la supervisione di Christopher Young, esperto di gestione del patrimonio culturale del World Heritage Center, secondo il quale Pompei è costituita dai «resti più importanti del mondo romano, per ciò che riguarda il racconto della vita quotidiana».
Young era coadiuvato in missione da due specialisti di stanza Parigi, in rappresentanza del Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti: Jean-Pierre Adam, professore alla Ecole du Louvre, e Alix Barbet, direttore di ricerca al Centre National de la Recherche Scientifique. Il loro rapporto, riferito a Pompei e ai vicini siti di Ercolano e Torre Annunziata, alla periferia di Napoli, è stato presentato lo scorso giugno all’Unesco World Heritage Committee a Parigi.
In sintesi, esso afferma che «le condizioni che hanno causato i crolli [della Schola Armaturarum] sono diffuse all’interno del sito». E le notevoli piogge dello scorso autunno hanno sollevato timori di ulteriori danni significativi, finora non verificatisi.

Anche se molto di Pompei rimane in buone condizioni, i problemi sembrano essere però numerosi, a partire dagli «inappropriati metodi di restauro e da una generale mancanza di personale qualificato.. i progetti di restauro sono esternalizzati e la qualità del lavoro dei contraenti non è in corso di valutazione. Non è presente un sistema di drenaggio efficiente, con conseguente infiltrazione di acqua e umidità eccessiva che degrada gradualmente la condizione strutturale degli edifici e la loro decorazione. La missione si è interessata anche alla quantità di crescita delle piante, specialmente edera».

L’assunzione di nuovo personale a Pompei rimane un problema fondamentale. La struttura è «molto rigida», secondo gli ispettori Unesco, che vedono nei «posti di lavoro sicuri fino alla pensione» la ragione che rende «virtualmente impossibile assumere nuovo personale». Anche se circa 470 persone sono impiegate a Pompei, il sito è «a corto» di personale professionale, ci sono «pochissimi» addetti alla manutenzione e sono solo 23 le guardie presenti sul sito, che non indossano peraltro uniformi e di cui riesce difficile visualizzare i badge.
Gli esperti li osservano «raggruppati in gruppi di tre o quattro», evidenziandone una limitata presenza su un sito molto esteso. Dal 1987 il numero delle guardie è stato ridotto di un quarto, mentre il numero di visitatori è aumentato considerevolmente.

«I visitatori in gruppi si sfregano contro le pareti decorate, troppo spesso con i loro zaini o per si appoggiano ad esse per scattare la foto migliore possibile», dice il rapporto. Pompei ha attirato più di 2,3 milioni di visitatori nel 2010 con picchi di 20.000 presenze giornaliere.

Un ulteriore problema è che gran parte del sito di Pompei è «chiuso». Nel 1956, 66 case restaurate sono state aperte ai visitatori, ma il numero è sceso oggi a 15 (e solo cinque case sono sempre aperte). «Vaste aree di Pompei non sono accessibili ai visitatori a causa della mancanza di custodi, mentre zone accessibili sono iperfrequentate e soffrono notevolmente dell’erosione procurata dai visitatori», secondo il rapporto. La missione ha rilevato, però, che gli atti vandalici più gravi si sono verificati all’interno di case che risultani chiuse ai visitatori, a causa della «irrisoria efficacia degli sforzi per proibire l’accesso».

I numerosi cambiamenti di gestione hanno portato ad ulteriori problemi: nel luglio 2008, il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza per Pompei, ordinando un’amministrazione straordinaria fino a luglio 2010 (due i commissari nominati durante questo periodo: Renato Profili e  Marcello Fiori). E dal settembre 2009 si sono susseguiti ben quattro sovrintendenti successivi: Mariarosaria Salvatore, Giuseppe Proietti, Jeannette Papadopoulos e Teresa Elena Cinquantaquattro.

La missione Unesco ha rilevato che, anche se un piano di gestione è stato redatto nel 2008, lo «staff del sito non è riuscito a dimostrare chiaramente che il piano è stato effettivamente utilizzato». Le scarse risorse sono state dirottate dalla conservazione e manutenzione a progetti definiti dagli ispettori «non urgenti», come la ricostruzione del teatro. Il rapporto afferma che tali progetti sono «probabilmente stati predisposti con un intento educativo, ma che riflettono in realtà una certa propensione per una ‘archeologia dell’intrattenimento’».

Anche lo «sviluppo incontrollato» nell’area limitrofa a Pompei viene molto criticata. Nella sua riunione del giugno scorso, l’Unesco ha approvato una risoluzione dichiarando di «rammaricarsi profondamente» di non essere stato informato circa la costruzione di «un grande edificio di cemento» a nord della Porta di Nola, utilizzato dagli archeologi per uffici e stoccaggio.

Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente di Pompei dal 1995 al 2009, constata che il rapporto è «molto meticoloso». Le proposte espresse nel documento riprendono in gran parte quelle effettuate dallo stesso Guzzo nel corso il suo mandato, ma che i ritardi siano stati causati principalmente da problemi di personale. Guzzo accoglie positivamente il coinvolgimento dell’Unesco, nella speranza che possa «stimolare il governo italiano per dare più risorse, sia finanziarie e professionali a Pompei».

Potremmo dunque essere pronti allo sviluppo di un piano d’azione dell’Unesco in supporto agli specialisti italiani. Esso dovrebbe essere punto di partenza per la spesa dei 105 milioni di euro stanziati per Pompei da parte dell’Unione europea. Tuttavia, ci sono concreti timori che il progetto possa essere influenzato dal ritiro della consistente quota di 65 milioni di dollari annui di finanziamenti, che gli Stati Uniti hanno deciso di non versare dopo l’ammissione della Palestina nel mese di ottobre.

L’Unesco ha chiesto alle autorità italiane di istituire un monitoraggio di controllo di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata a partire dal 1° febbraio, congiuntamente ad una dichiarazione del «valore universale eccezionale» del sito. Un rapporto sulla «possibile l’iscrizione dei beni nella lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo» dovrà essere presentato entro febbraio 2013.

Pompei non è l’unico sito Unesco italiano a dover affrontare seri problemi: in Italia sono 47 i siti insigniti del titolo di patrimonio mondiale dell’umanità, compresi Venezia e la sua Laguna ed il centro storico di Roma.
Tuttavia Bandarin, cittadino italiano, sottolinea che l’accordo dell’Unesco con l’Italia riguarda «solo il Patrimonio di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata».

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