Perché vuoi fare l’archeologo se puoi diventare centurione?

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Sembra essere il solito pomeriggio di aprile nella valle del Colosseo, dove il lungo cordone di turisti è al suo posto davanti ai vomitoria, i corridoi d’acceso dell’anfiteatro.
Una bancarella vende improbabili souvenir e i gatti sonnecchiano sulle pendici del tempio di Venere e Roma, per nulla disturbati dalle voci delle guide turistiche che si mescolano nell’aria in una decina di lingue diverse.
Il consueto scenario, sì, se non fosse per la parata di auto bianche di cui non si capisce l’utilità, sempre che non abbiano aperto nottetempo una nuova concessionaria tra le aiuole della più celebre piazza di Roma.
Non ce ne stupiremmo, in tutta sincerità.

Uno sguardo più attento e ravvicinato rivela che le 7 macchine e il furgone, perfettamente allineati lungo la grande aiuola quadrata dove un tempo era la statua colossale di Nerone, appartengono alla polizia municipale (anzi, no: al Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, per la precisione). Poco più in là, verso via Labicana, c’è ancora un altro mezzo di servizio che rompe l’unità dello schema lineare ma consente di presidiare l’area anche verso est.
Allora è un attimo rendersi conto che i furgoni dei paninari sono spariti, che non ci sono più in giro i venditori di Colossei ingabbiati in prismi di finto cristallo, di pallette che si schiantano al suolo e poi si ricompongono e di misteriosi oggetti volanti (e ricadenti sulla testa di chi passa). E dove sono finiti i figuranti con le scope e i boa rossi in testa che scimmiottano i legionari romani? Che anche a chiamarli centurioni ci vuol coraggio, perché quelli veri erano tutta un’altra storia.
Sarà l’effetto dei controlli della polizia municipale, scesa in campo massicciamente, ma Piazza del Colosseo ha un aspetto talmente “normale” da far pensare che ci stiano girando un film e che abbiano momentaneamente spostato altrove tutte le attrazioni (e le degenerazioni) kitsch che la contraddistinguono.
E infatti basta guardarsi bene attorno per scoprire che i “centurioni” si sono, appunto, solo spostati e continuano ad esercitare sulle scale che collegano via dei Fori Imperiali al soprastante largo Agnesi. Proprio di fronte alle auto del corpo municipale, peraltro, da cui sono visibilissimi.

I molti sostenitori di questo primo risultato plaudono all’iniziativa della nuova Soprintendente ai Beni Archeologici, Mariarosaria Barbera, che in una lettera ha preso posizione nei confronti del profondo degrado in cui versava l’area con un semplice atto di buonsenso mancato ai suoi predecessori. Un documento che non è un ultimatum, ma un vero e proprio studio di tutti i vincoli che riguardano la zona a partire dal 1986: in troppi, in fondo, dimenticano che non si tratta solo di un’isola pedonale per passanti e turisti, ma di una delle più importanti aree archeologiche del mondo.

La ferma richiesta di ripristino della legalità della Barbera ha suscitato, però, scontento soprattutto negli abusivi che, travestiti da antichi romani, trascorrono la giornata nella piazza chiedendo ai turisti cifre dai 5 ai 20 euro (e forse più) per una fotografia assieme a loro. Si è assistito anche a una levata di scudi da più versanti in difesa del fenomeno folkloristico, che a detta di molti va regolamentato dotando i figuranti di una regolare licenza come artisti di strada, che comporti per loro l’obbligo di emissione di fattura.
Tutto ampiamente condivisibile, se non fosse per la contemporanea delibera comunale che agli artisti di strada proibisce proprio di esibirsi “in prossimità di luoghi di culto, scuole, a ridosso di beni artistici e culturali”: una sfacciata contraddizione in termini cui la presente amministrazione ci ha, però, abbastanza abituati.

Per tacere poi dell’importanza assunta dal problema dei figuranti, che sembra esser diventato tutt’a un tratto pressante e necessitare di una risoluzione al più presto, se non suonasse come beffa nei confronti dei veri professionisti della cultura, che il riconoscimento giuridico lo chiedono a gran voce da decenni e che nella politica hanno raramente incontrato appoggi favorevoli alla causa.
Che all’esercito realmente necessario di antropologi, archeologi, archivisti, bibliotecari, conservatori scientifici, restauratori e storici dell’arte si preferisca quello finto, con le corazze e le spade di plastica e gli scopettoni in testa, non è nemmeno più una ridicola metafora ma la condizione amara di questo paese.

[Il pezzo è anche su Paese Sera del 12 aprile 2012]

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  1. mi vergogno ogni volta che vado a lavorare là e ci porto le persone,(sono una guida turistica), sono il peggio del peggio che Roma e l’Italia mostrano ai milioni di visitatori: “i centurioni” sono ignoranti, sguaiati, prepotenti, disonesti, maneschi, squallidi, molesti, nullafacenti, ridicoli, grotteschi,è la prima cosa che si vede quando si arriva al Colosseo, insieme allo schifo di ciarpame venduto dai banchetti e dai camioncini bar,
    non si permettessero di accampare diritti, il loro non è un lavoro, è parassitismo squallido!

  2. Si è lasciato fare per troppo tempo! Ora questi signori reclamano un diritto acquisito, se li avessero buttati fuori da subito 20anni fa non saremmo arrivati a questo putno, ma si sa come dunziona il “sistema” italiano! In altre nazioni li avrebbero arrestati tutti ( diguranti, venditori ambulanti ecc..) dal primissimo giorno senza discutere. Loro, come pure i venditori ai semafori, giocolieri, lavavetri etc. etc………

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