I professionisti della cultura si appellano a Bray: “Vogliamo riconosciuta la nostra professionalità”

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Archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti e storici dell’ arte si appellano al Ministro Bray e chiedono urgentemente un incontro per esporre le proprie motivazioni e sostenere la proposta di legge che in questi giorni è in esame presso la Commissione Cultura della Camera.
Il codice dei beni culturali attualmente riconosce solo i restauratori mentre la proposta di legge, il cui primo testo risale ormai al 2008, restituirebbe dignità a tutti quei profili tecnico scientifici che ogni giorno operano, in un mercato del tutto privo di regole e motore inesauribile di precarietà, per la tutela e la fruizione del nostro patrimonio.

In allegato l’appello al ministro Bray: http://www.archeologi.org/public/appello_Bray.pdf

 

 

 

 

 

AL MINISTRO DEI BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI

E DEL TURISMO

ON. MASSIMO BRAY

ROMA

Onorevole Ministro,

le scriventi Associazioni desiderano porre alla Sua attenzione alcune considerazioni circa la proposta di legge Madia, Ghizzoni, Orfini (a. c. n. 362, Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, in materia di professioni dei beni culturali), in corso di esame alla Commissione Cultura Camera dei Deputati.

La proposta di legge, il cui primo testo fu presentato nell’agosto del 2008 a seguito della prima Manifestazione Nazionale degli Archeologi (giugno 2008), scaturisce dopo anni di tentativi, in gran parte falliti, di porre rimedio al mancato riconoscimento delle professionalità tecnico-scientifiche che operano nell’ambito della tutela, ma che non sono riconosciute, a differenza di quelle con albi e ordini (ingegneri, architetti, geologi, fisici ecc.).

Già dal 2008, prima ancora della presentazione del testo, i firmatari della proposta e il Dipartimento Cultura del PD avviarono un lungo percorso di confronto e di dialogo con i vari soggetti interessati e con tutte le associazioni rappresentative del settore (archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti, restauratori, storici dell’arte), un confronto rivelatosi per tutti tanto impegnativo quanto fruttuoso.

La proposta di legge propone di emendare il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004), inserendo all’interno del testo le figure dei professionisti dei beni culturali, tra i quali gli archeologi e gli storici dell’arte. Tramite l’emendamento si dispone che gli interventi di tutela, vigilanza, ispezione, protezione, conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla loro fruizione siano affidati alla responsabilità o alla diretta attuazione dei professionisti dei beni culturali secondo le specifiche competenze.

Inoltre vengono istituiti presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali registri nazionali per tali professionisti.

I registri vengono tenuti dal Ministero assieme alle associazioni professionali individuate ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 e/o della legge del 14 gennaio 2013, n.4. In sostanza la legge, nella sua ultima formulazione del marzo scorso, recepisce la recentissima normativa in materia di professioni non organizzate.

    La sua approvazione consentirebbe a decine di migliaia di professionisti qualificati (archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti, storici dell’arte), che da troppi anni operano in condizioni di estrema precarietà e che pure contribuiscono in maniera decisiva ai processi di tutela e valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale italiano, di vedere riconosciuta la propria professionalità, la propria competenza, la propria passione. Il tutto avverrebbe per di più senza alcun onere per lo Stato!

 Tra i requisiti sufficienti, ma non necessari, per l’iscrizione nei registri è prevista la certificazione professionale effettuata dalle rispettive associazioni professionali, individuate come rappresentative ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 o della legge del 14 gennaio 2013, n. 4 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate).

In passato si è tentato di perseguire un albo di archeologi, storici dell’arte, archivisti e bibliotecari (promosso anche da assotecnici, disegno di legge n. 2676, Legislatura 13ª, A. S. Mele, Pelella et alii, che non riuscì ad approdare alla Camera per la fine della legislatura) ma oggi non sarebbe più attuale questa soluzione, in un’evoluzione del quadro comunitario, che vede l’introduzione di meccanismi di riconoscimento delle qualifiche professionali e di piattaforme comuni (EQF) su tutto il territorio europeo.

A questo proposito l’approvazione delle legge 14 gennaio 2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate) rende ancora più urgente l’intervento del Ministero per fissare i criteri minimi per i requisiti di iscrizione nei registri e la loro tenuta.

L’utilizzo dei registri ripercorre la strada già intrapresa dalla legge sull’archeologia preventiva (D. Lgs.163/2006, artt. 95 ss), che infatti istituisce un elenco interno al Ministero (senza valore di albo, così come i registri – gli albi sono tenuti infatti soltanto dal Ministero della Giustizia). L’istituzione dell’elenco per l’archeologia preventiva ha già brillantemente superato il vaglio sia del Consiglio di Stato che del Ministero della Giustizia, consentendo l’istituzione dell’elenco per gli specialisti archeologi all’interno del Ministero, seppur non in via esclusiva.

Si ribadisce inoltre l’importanza che il Ministero fissi i criteri minimi per le professionalità non regolamentate nel settore della tutela, davanti al proliferare nel mercato esterno dell’esercizio di tali attività, anche in assenza di tali requisiti finora non richiesti, mentre il MIUR dovrà provvedere al riordino delle classi di laurea, tenendo presente le necessità prospettate in tale campo dall’Amministrazione dei beni culturali.

E’ inoltre fondamentale che venga fissato un termine entro cui il Ministero emani i decreti attuativi per ogni professione, per evitare il ripetersi quanto già successo per i restauratori, che tra l’altro sono l’unica professione citata nel Codice, circostanza che costituisce un gap singolare nel rapporto con le altre professioni non regolamentate, che non vengono neanche nominate.

Confidando nel Suo autorevole intervento e nella Sua sensibilità, chiediamo un incontro alla S. V. per presentare in maniera più estesa le considerazioni qui sopra esposte.

 

 

 

 

Con osservanza.

3.07.2013

Associazione Nazionale Archeologi

Associazione Nazionale Storici Arte

Associazione Nazionale Tecnici per i beni culturali e ambientali

Confederazione Italiana Archeologi

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