Archivi categoria: ἐγώ εἰμι

A Villa Medici col senno di poi

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Ieri sono tornata a Villa Medici, che avevo visitato già durante il dottorato con una minuziosa visita dedicata a ricci di statue e panneggi e archi di mignoli di piedi marmorei.
Un luogo clamoroso, non si discute.. e durante la passeggiata ho ricordato l’esperienza da studentessa, che fu vero privilegio ma che agli occhi miei e delle mie colleghe in quel momento era solo mal di piedi e ricerca spasmodica di un posto dove sedersi. Ci chiedevamo per quale motivo si volesse sottoporre mandrie di studenti a tale supplizio, perché infestare loro la vita con Niobe, che peraltro neanche vedemmo (o più probabilmente dormivo o tiravo giù Madonne contro l’Uomo della mia Vita che latitava) giacché mi sembra d’aver visto lei e i niobidi tra le frasche ieri per la prima volta, dopo centinaia di slide in aula.
E comunque pure lei a fare la sborona con Latona, Signore mio, ma statti zitta che lo sai che quelli sono dei e si incazzano.

 

villa_medici

 

La visita a Villa Medici era una tra le tante possibilità offerte dall’edizione 2014 di Open House Roma, evento annuale che in un solo week end consente l’apertura gratuita di centinaia di edifici notevoli per le peculiarità architettoniche e artistiche.

One Day

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“Un giorno” è il 15 luglio, la data simbolica attorno alla quale gira il racconto di David Nicholls: la finestra aperta anno dopo anno sulle vite parallele dei due protagonisti; il fossile, direbbero le archeologhe, che guida il lettore attraverso gli anni in cui Emma e Dexter s’inseguono, sfiorano, mischiano, allontanano, fanno di tutto per complicarsi la vita e poi ricominciano daccapo a cercarsi con l’intensità del primo attimo.

Ma è anche, mentre leggi il libro o guardi il film, il tuo pensiero fisso sulla storia: “un giorno” questi due capiranno che fermarsi a guardarsi negli occhi e illuminare una semplice verità è solo apparentemente la cosa più difficile da fare?

Come ci si possa amare così tanto e dire di non amarsi resta il mistero più grande.

 

one_day

Imagine felicità in Taksim Square

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turkey_taksim_pianoNon si possono analizzare in un post faceto le complesse ragioni politiche e sociali di #occupygezi, la protesta della popolazione turca contro il proprio governo. In estremissima sintesi, la contestazione di un progetto di «ammodernamento» che avrebbe comportato lo sradicamento di 600 alberi in Gezi Park ad Istanbul è divampata in breve in quotidiani e cruenti scontri di piazza, annaffiati da gas lacrimogeni e idranti. La polizia carica e uccide, il governo da’ la colpa ai social media, il premier Erdogan definisce çapulcu (vandali) i manifestanti ma farebbe meglio a guardarsi allo specchio prima di aprir bocca, le madri fanno da scudi umani ai figli, gli occupanti non cedono di un millimetro.

Poi arriva la notte.
Come se non bastasse la lezione di dignità e coraggio delle ore di luce, è di notte che la bellezza profonda si manifesta: la polizia in tenuta antisommossa le circonda, ma migliaia di persone se ne fottono e restano a suonare in piazza fino all’alba. Saranno le aure fioche degli smartphone o gli squarci improvvisi di luce delle videocamere che illuminano la folla, o forse le sirene blu dell’esercito che fanno da sfondo assolutamente inverosimile a quello che sembra essere un concerto estivo ma è forte l’impressione che la  “musica che unisce” qui non sia retorica ma si concretizzi intensamente.
E al mattino ricomincia la battaglia.

Per seguire le proteste:

Facebook: Diren Gezi ParkıTaksim Gezi Parkı Derneği
Twitter: OccupyGezi, hashtag #DirenGeziParki, #occupyGezi, #geziparki, #Taksim, #occupyTaksim
Streaming da piazza Taksim

Lui è Davide Martello, il pianista che la notte si esibisce a piazza Taksim.
È tedesco di genitori italiani, cosa che si deduce molto più dal video seguente che dal suo nome.

Felicità | Davide Martello in Taksim Square

Imagine – Let it be | Davide Martello in Taksim Square

 

Mestieri per uomini, mestieri per donne

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“Sono fortemente convinta del fatto che non esistano mestieri per soli uomini o per sole donne, ma vi sono mestieri che alcuni, uomini e donne, sanno e amano svolgere e altri no. Non si tratta di una questione di genere ma di volontà, impegno, forza, passione, attitudine, dedizione e ciascuno di questi elementi può essere presente, con maggiore o minore concentrazione, in tutti e tutte”.

 

L’archeologa bitontina Giovanna Baldasarre, già autrice di due fortunati libri di divulgazione scientifica per bambini, racconta oggi ai più piccoli e alle più piccole il lavoro delle archeologhe su heykiddo.it.
La ringrazio per aver ripreso “Donne nei cantieri dei maschi” e avermi dato l’occasione di parlare ancora di questioni di genere che viaggiano su scarpe antinfortunistiche.