Archivi categoria: Associazione Nazionale Archeologi

Il Parco Archeologico di Metaponto sommerso dalla pioggia: le foto

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“Le piogge abbondanti dei giorni passati e lo straripamento delle acque del fiume Bradano” – spiega Ada Preite, segretario della sezione Basilicata dell’Associazione Nazionale Archeologi – “hanno provocato l’inondazione dell’intera area. Oggi restano visibili solo gli alzati di restauro del Tempio di Hera e dell’Ekklesiasterion/Teatro, mentre totalmente sommersi dalle acque sono i resti di tutti gli altri edifici pubblici, quali i templi di Apollo Lykaios, di Artemis e di Atena, e dei quartieri abitativi e produttivi. Un disastro che si ripete per la terza volta in circa cinque anni”

Metaponto sommersa

Il Parco Archeologico di Metaponto sommerso
Foto di Nunzia Armento 8.10.2013

Metaponto sommersa

Parco archeologico dell’area urbana di Metaponto. Alzato di restauro del Tempio di Hera e area sommersa
Foto di Ada Preite 10.10.2013

Metaponto sommersa

Parco archeologico dell’area urbana di Metaponto. Alzato di restauro del Tempio di Hera e area sommersa
Foto di Ada Preite 10.10.2013

Metaponto sommersa

Parco archeologico dell’area urbana di Metaponto. Ekklesiasterion/Teatro e area sommersa
Foto di Ada Preite 10.10.2013

Metaponto sommersa

Parco archeologico dell’area urbana di Metaponto. Ekklesiasterion/Teatro e area sommersa
Foto di Ada Preite 10.10.2013

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ebook: Twenty years after Malta: preventive archaeology in Europe and in Italy

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malta_archeologia_preventiva

 

 

“Twenty years after Malta: preventive archaeology in Europe and in Italy”, Atti del convegno svolto a Roma il 19 ottobre 2012 [PDF]

Scaricabile qui: http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/I/libri/pdf/twenty_years_after_malta_26_09_2013web.pdf

I professionisti della cultura si appellano a Bray: “Vogliamo riconosciuta la nostra professionalità”

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Archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti e storici dell’ arte si appellano al Ministro Bray e chiedono urgentemente un incontro per esporre le proprie motivazioni e sostenere la proposta di legge che in questi giorni è in esame presso la Commissione Cultura della Camera.
Il codice dei beni culturali attualmente riconosce solo i restauratori mentre la proposta di legge, il cui primo testo risale ormai al 2008, restituirebbe dignità a tutti quei profili tecnico scientifici che ogni giorno operano, in un mercato del tutto privo di regole e motore inesauribile di precarietà, per la tutela e la fruizione del nostro patrimonio.

In allegato l’appello al ministro Bray: http://www.archeologi.org/public/appello_Bray.pdf

 

 

 

 

 

AL MINISTRO DEI BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI

E DEL TURISMO

ON. MASSIMO BRAY

ROMA

Onorevole Ministro,

le scriventi Associazioni desiderano porre alla Sua attenzione alcune considerazioni circa la proposta di legge Madia, Ghizzoni, Orfini (a. c. n. 362, Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, in materia di professioni dei beni culturali), in corso di esame alla Commissione Cultura Camera dei Deputati.

La proposta di legge, il cui primo testo fu presentato nell’agosto del 2008 a seguito della prima Manifestazione Nazionale degli Archeologi (giugno 2008), scaturisce dopo anni di tentativi, in gran parte falliti, di porre rimedio al mancato riconoscimento delle professionalità tecnico-scientifiche che operano nell’ambito della tutela, ma che non sono riconosciute, a differenza di quelle con albi e ordini (ingegneri, architetti, geologi, fisici ecc.).

Già dal 2008, prima ancora della presentazione del testo, i firmatari della proposta e il Dipartimento Cultura del PD avviarono un lungo percorso di confronto e di dialogo con i vari soggetti interessati e con tutte le associazioni rappresentative del settore (archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti, restauratori, storici dell’arte), un confronto rivelatosi per tutti tanto impegnativo quanto fruttuoso.

La proposta di legge propone di emendare il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004), inserendo all’interno del testo le figure dei professionisti dei beni culturali, tra i quali gli archeologi e gli storici dell’arte. Tramite l’emendamento si dispone che gli interventi di tutela, vigilanza, ispezione, protezione, conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla loro fruizione siano affidati alla responsabilità o alla diretta attuazione dei professionisti dei beni culturali secondo le specifiche competenze.

Inoltre vengono istituiti presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali registri nazionali per tali professionisti.

I registri vengono tenuti dal Ministero assieme alle associazioni professionali individuate ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 e/o della legge del 14 gennaio 2013, n.4. In sostanza la legge, nella sua ultima formulazione del marzo scorso, recepisce la recentissima normativa in materia di professioni non organizzate.

    La sua approvazione consentirebbe a decine di migliaia di professionisti qualificati (archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti, storici dell’arte), che da troppi anni operano in condizioni di estrema precarietà e che pure contribuiscono in maniera decisiva ai processi di tutela e valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale italiano, di vedere riconosciuta la propria professionalità, la propria competenza, la propria passione. Il tutto avverrebbe per di più senza alcun onere per lo Stato!

 Tra i requisiti sufficienti, ma non necessari, per l’iscrizione nei registri è prevista la certificazione professionale effettuata dalle rispettive associazioni professionali, individuate come rappresentative ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 o della legge del 14 gennaio 2013, n. 4 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate).

In passato si è tentato di perseguire un albo di archeologi, storici dell’arte, archivisti e bibliotecari (promosso anche da assotecnici, disegno di legge n. 2676, Legislatura 13ª, A. S. Mele, Pelella et alii, che non riuscì ad approdare alla Camera per la fine della legislatura) ma oggi non sarebbe più attuale questa soluzione, in un’evoluzione del quadro comunitario, che vede l’introduzione di meccanismi di riconoscimento delle qualifiche professionali e di piattaforme comuni (EQF) su tutto il territorio europeo.

A questo proposito l’approvazione delle legge 14 gennaio 2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate) rende ancora più urgente l’intervento del Ministero per fissare i criteri minimi per i requisiti di iscrizione nei registri e la loro tenuta.

L’utilizzo dei registri ripercorre la strada già intrapresa dalla legge sull’archeologia preventiva (D. Lgs.163/2006, artt. 95 ss), che infatti istituisce un elenco interno al Ministero (senza valore di albo, così come i registri – gli albi sono tenuti infatti soltanto dal Ministero della Giustizia). L’istituzione dell’elenco per l’archeologia preventiva ha già brillantemente superato il vaglio sia del Consiglio di Stato che del Ministero della Giustizia, consentendo l’istituzione dell’elenco per gli specialisti archeologi all’interno del Ministero, seppur non in via esclusiva.

Si ribadisce inoltre l’importanza che il Ministero fissi i criteri minimi per le professionalità non regolamentate nel settore della tutela, davanti al proliferare nel mercato esterno dell’esercizio di tali attività, anche in assenza di tali requisiti finora non richiesti, mentre il MIUR dovrà provvedere al riordino delle classi di laurea, tenendo presente le necessità prospettate in tale campo dall’Amministrazione dei beni culturali.

E’ inoltre fondamentale che venga fissato un termine entro cui il Ministero emani i decreti attuativi per ogni professione, per evitare il ripetersi quanto già successo per i restauratori, che tra l’altro sono l’unica professione citata nel Codice, circostanza che costituisce un gap singolare nel rapporto con le altre professioni non regolamentate, che non vengono neanche nominate.

Confidando nel Suo autorevole intervento e nella Sua sensibilità, chiediamo un incontro alla S. V. per presentare in maniera più estesa le considerazioni qui sopra esposte.

 

 

 

 

Con osservanza.

3.07.2013

Associazione Nazionale Archeologi

Associazione Nazionale Storici Arte

Associazione Nazionale Tecnici per i beni culturali e ambientali

Confederazione Italiana Archeologi

Mestieri per uomini, mestieri per donne

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“Sono fortemente convinta del fatto che non esistano mestieri per soli uomini o per sole donne, ma vi sono mestieri che alcuni, uomini e donne, sanno e amano svolgere e altri no. Non si tratta di una questione di genere ma di volontà, impegno, forza, passione, attitudine, dedizione e ciascuno di questi elementi può essere presente, con maggiore o minore concentrazione, in tutti e tutte”.

 

L’archeologa bitontina Giovanna Baldasarre, già autrice di due fortunati libri di divulgazione scientifica per bambini, racconta oggi ai più piccoli e alle più piccole il lavoro delle archeologhe su heykiddo.it.
La ringrazio per aver ripreso “Donne nei cantieri dei maschi” e avermi dato l’occasione di parlare ancora di questioni di genere che viaggiano su scarpe antinfortunistiche.

 

Opening the Past!

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open past data archaeology

English version herehttp://mappaproject.arch.unipi.it/?page_id=1739&lang=en

Il patrimonio archeologico è la nostra storia passata, il fondamento delle nostre scelte future e appartiene a tutti. Aprire il Passato vuol dire ampliare gli orizzonti della conoscenza e quindi della tutela, della pianificazione, della ricerca e della professione archeologica. Per questo torna a Pisa “Opening the Past 2013“, il convegno organizzato dal Gruppo MappaProject del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa e previsto quest’anno tra il 13 ed il15 giugno 2013.

Il Convegno sarà un momento di scambio, discussione e presentazione di progetti sul tema degliopen data in archeologia in modo da divulgare il libero accesso alla ricerca e documentazione archeologica.

 

Per il 2013 sono previste quattro sezioni tematiche:

 

– Predittività in Archeologia: Negli ultimi decenni l’archeologia predittiva ha visto interessanti sviluppi sia metodologici che teorici, ivi inclusi alcuni tentativi di prendere in considerazione anche variabili prettamente  culturali. Su modelli predittivi, più o meno complessi, si basano anche le mappe di potenziale archeologico. Tali mappe sono nate e sono state utilizzate principalmente come strumenti di pianificazione per il governo del territorio e la tutela del patrimonio sepolto,  ma si sono dimostrate utili mezzi anche per la ricerca. Quali sono i parametri che meglio determinano il potenziale archeologico? C’è necessità di ripensare il modo in cui i modelli predittivi sono costruiti? Possono i metodi delle scienze pure e applicate migliorare la qualità delle previsioni? Possono i modelli predittivi essere buoni strumenti decisionali?Questa sessione si propone di raccogliere contributi da coloro che operano nel settore dell’archeologia predittiva, in ogni parte del mondo.

 

– Open Data in archeologia: Open data = open mind. Gli archeologi sono pronti per l’open data? I dati grezzi sono utili agli archeologi e gli archeologi sono pronti a ri-utilizzare dati grezzi prodotti da altri? A distanza di un anno dalla presentazione del primo archivio Open Data italiano (MOD) appare importante fare il punto della situazione, analizzando in maniera critica le problematiche legate agli aspetti legali; agli aspetti tecnici, con particolare attenzione verso l’adozione di formati machine readable e aperti e di soluzioni che trasformino il dato grezzo in dato interoperabile, attraverso metadati che portino alla realizzazione di archaeological linked open data, capaci di implementare efficacemente le nostre conoscenze.

 

– Open Access in archeologia: Questa sezione vuole esplorare l’adozione di pratiche Open Access in campo archeologico e geoarcheologico. Considerando il termine Open Access  nella sua accezione più ampia, cioè come libera disponibilità online di contenuti digitali legati alla conoscenza e alla ricerca, non sottoposti a diritti di proprietà intellettuale o rilasciati con apposite licenze copyleft, la sessione si rivolge sia ai casi più tradizionali legati all’open access literature (riviste o libri), sia alla disseminazione attraverso applicazioni web come webGIS, database o wiki. In particolare, la sessione vuole proporre una discussione che evidenzi la reale diffusione di pratiche open access e se l’adesione a queste corrisponda a necessità di convenienza economica o ad una vera e propria adesione culturale; metta in luce l’adozione di soluzioni tecniche e metodologiche innovative come ad esempio esperienze di open peer review e/o di repository come ArXiv.

 

– Geoarcheologia urbana: Le pratiche geoarcheologiche applicate ai contesti urbani costituiscono uno strumento indispensabile per conoscere lo sviluppo delle città nelle sue componenti antropiche e naturali. Combinando una pluralità di metodi e tecniche che sono tipici dell’indagine archeologica e delle Scienze della Terra (cartografia geomorfologica, analisi stratigrafica, studio dei reperti), umanisti e scienziati possono operare in modo fortemente integrato al fine di ricostruire l’architettura del sottosuolo, lo sviluppo dell’insediamento e quindi i paesaggi del passato. Questa sessione si propone di raccogliere contributi che riguardino casi di studio relativi a diversi contesti urbani, che possano testimoniare la crescente consapevolezza di quanto sia strategico l’approccio geoarcheologico nelle città soggette a sviluppo urbanistico.

 

 

Come presentare un contributo:

Puoi sottoporre la tua proposta inviandola a info@mappaproject.org entro il 10 Marzo 2013.

La proposta deve essere redatta secondo il seguente format:

Format  (doc)

Format  (ODT)

Tutte le proposte saranno revisionate e selezionate per le presentazioni orali (15 minuti + 5 minuti dedicati alle domande) o per i contributi brevi (contributi multimediali della durata massima di 3 minuti).

Alcune delle presentazioni orali potranno essere selezionate per la pubblicazione su una rivista internazionale peer reviewed.

I contributi brevi sono interventi multimediali dove potrai usare qualunque modalità (immagini, slide, file audio e/o video, ecc…) per raccontare il tuo progetto, rigorosamente entro una durata massima di 3 minuti.

Tutti i contributi brevi  parteciperanno al OP2013 Archeo_Contest. Le regole del Contest saranno presto in linea.

Lingua del convegno: italiano / inglese

 

 

Date da ricordare:

– 10 marzo 2013: scadenza invio abstract

– 30 marzo 2013: notifica di accettatizione delle proposte agli autori

– 10 maggio 2013: Scadenza estenda per abstract per i pre-atti

– giugno 2013: Pubblicazione on-line dei pre-atti

 

Sarà possibile seguire il convegno sui social network Facebook e Twitter (hashtag #op2013)

 

Sito: http://mappaproject.arch.unipi.it/

 

 

 

Archeologhe ed Archeologi scendono in piazza | Roma, 15 Dicembre 2012

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Il documento di chiamata alla manifestazione è disponibile qui: http://www.archeologi.org/public/manifestazione_archeologi_2012.pdf

Grazie ad ANA Toscana (toscana[@]archeologi.org)
Per info trasporti, alloggio e cene convenzionate: manifestazione[@]archeologi.org

Call for Workshop | Il Futuro dell’Antico – Paestum, 18-19 Novembre 2012

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Le riforme e i radicali, talvolta traumatici, mutamenti economici, politici e legislativi che hanno investito il mondo dei beni culturali; la dinamica e i nuovi rapporti di forza tra Stato e Regioni, tra pubblico e privato; il potenziale apporto, ancora lungi dall’essere pienamente sfruttato, di scienze e tecnologie nella tutela, la ricerca, la fruizione e la comunicazione dell’antico; le nette differenze nelle forme del lavoro tra vecchie e nuove generazioni degli specialisti del settore: nell’archeologia italiana è indubbiamente in atto un profondo mutamento di cui leggiamo chiaramente i sintomi, ma i cui esiti si celano oltre l’orizzonte. Un mutamento che, tuttavia, sta avvenendo senza che tra gli archeologi e gli altri specialisti del settore si sia aperto un dibattito scientifico, metodologico e politico sugli obiettivi, i metodi e le strategie che l’archeologia italiana intende darsi per affrontare le sfide del presente e del futuro, per guidare il cambiamento invece di subirlo passivamente.

Obiettivo del Workshop è costituire un momento di incontro aperto sul futuro dell’antico: un dibattito tra visioni, approcci, modelli e proposte diverse per il futuro del patrimonio archeologico; un confronto tra archeologi operanti con punti di vista, funzioni e responsabilità diverse nella ricerca, la conservazione, la gestione e la fruizione dell’antico; un’occasione di dialogo intergenerazionale tra le varie componenti dell’archeologia italiana: le soprintendenze, le università, i musei e gli enti locali, i centri di ricerca, le imprese e i liberi professionisti.

Come partecipare  

In linea con la filosofia dell’open archaeology, il Workshop è aperto a tutti gli archeologi Soci dell’Associazione Nazionale Archeologi, che possono chiedere di partecipare con una relazione o un intervento nel dibattito, confrontandosi con alcune delle più autorevoli voci dell’archeologia italiana invitate ad intervenire. Il tempo massimo di intervento è fissato a 15 minuti per la relazione e a 5 minuti per gli interventi nel dibattito. La lingua ufficiale del Workshop è l’Italiano, sono tuttavia ammessi anche interventi in Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo e Greco. Per partecipare al Workshop occorre inviare entro il 31 ottobre via e-mail all’indirizzo workshop2012@archeologi.org:

1)      richiesta di partecipazione, formulata secondo il modello disponibile sul sito www.ilfuturodellantico.it e http://www.archeologi.org, indicando dati anagrafici, titolo e argomento dell’intervento proposto, abstract (max. 200 parole), specificando eventualmente in quale delle due sessioni si preferirebbe intervenire;

2)      Curriculum Vitae et Studiorum (ne sono esentati i relatori invitati dall’Associazione Nazionale Archeologi nonché i docenti e i ricercatori delle Università Italiane e Straniere, i Soprintendenti Archeologi e i Direttori di Missioni e Scuole Archeologiche straniere in Italia).

Le richieste di partecipazione al Workshop saranno accolte nei limiti della pertinenza e dell’interesse dell’intervento proposto e del tempo disponibile.

Sessioni                         

Il Workshop è articolato in due sessioni:

sabato 17 novembre 2012, Sala Velia, ore 16.30-19.30

domenica 18 novembre 2012, Sala Mercurio, ore 09.30-13.30

Ogni sessione presenterà più interventi raggruppati per ambiti tematici, coordinati da uno o più moderatori. L’ultimo giorno i lavori del Workshop termineranno con un dibattito finale.

Pubblicazione         

Gli Atti del Workshop, contenenti relazioni e interventi nel dibattito, saranno pubblicati dal Centro Studi ANA sia in formato digitale, in modalità copyleft, che in formato cartaceo.

Bando Workshop “Il Futuro dell’Antico”