ebook: New Eyes on the Old World

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Esri-e-book

Il GIS ci aiuta a capire il passato mentre si prepara per il futuro.
Gli archeologi, gli storici, e i responsabili delle risorse culturali comprendono l’importanza della geografia. Le sue variabili esercitano una forte influenza sul comportamento umano oggi, proprio come è successo nel passato. La Geografia influenza anche il grado in cui i siti storico-archeologici sono esposti all’impatto delle attività umane e delle forze naturali.

Il GIS facilita la mappatura per analizzare i modelli deposizionali, la catalogazione e quantificazione delle risorse culturali, fornendo uno strumento descrittivo e analitico ben strutturato per l’identificazione di modelli spaziali.

Non solo, il GIS è anche uno strumento prezioso per la protezione e la salvaguardia delle risorse culturali da trasmettere al futuro.

Nell’ e-book New Eyes on the Old World scaricabile gratuitamente qui, la ESRI illustra alcuni casi campione su questo tema.

(Fonte Esri)

http://www.esri.com/library/ebooks/new-eyes-on-the-old-world.pdf

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One Day

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“Un giorno” è il 15 luglio, la data simbolica attorno alla quale gira il racconto di David Nicholls: la finestra aperta anno dopo anno sulle vite parallele dei due protagonisti; il fossile, direbbero le archeologhe, che guida il lettore attraverso gli anni in cui Emma e Dexter s’inseguono, sfiorano, mischiano, allontanano, fanno di tutto per complicarsi la vita e poi ricominciano daccapo a cercarsi con l’intensità del primo attimo.

Ma è anche, mentre leggi il libro o guardi il film, il tuo pensiero fisso sulla storia: “un giorno” questi due capiranno che fermarsi a guardarsi negli occhi e illuminare una semplice verità è solo apparentemente la cosa più difficile da fare?

Come ci si possa amare così tanto e dire di non amarsi resta il mistero più grande.

 

one_day

I professionisti della cultura si appellano a Bray: “Vogliamo riconosciuta la nostra professionalità”

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Archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti e storici dell’ arte si appellano al Ministro Bray e chiedono urgentemente un incontro per esporre le proprie motivazioni e sostenere la proposta di legge che in questi giorni è in esame presso la Commissione Cultura della Camera.
Il codice dei beni culturali attualmente riconosce solo i restauratori mentre la proposta di legge, il cui primo testo risale ormai al 2008, restituirebbe dignità a tutti quei profili tecnico scientifici che ogni giorno operano, in un mercato del tutto privo di regole e motore inesauribile di precarietà, per la tutela e la fruizione del nostro patrimonio.

In allegato l’appello al ministro Bray: http://www.archeologi.org/public/appello_Bray.pdf

 

 

 

 

 

AL MINISTRO DEI BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI

E DEL TURISMO

ON. MASSIMO BRAY

ROMA

Onorevole Ministro,

le scriventi Associazioni desiderano porre alla Sua attenzione alcune considerazioni circa la proposta di legge Madia, Ghizzoni, Orfini (a. c. n. 362, Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, in materia di professioni dei beni culturali), in corso di esame alla Commissione Cultura Camera dei Deputati.

La proposta di legge, il cui primo testo fu presentato nell’agosto del 2008 a seguito della prima Manifestazione Nazionale degli Archeologi (giugno 2008), scaturisce dopo anni di tentativi, in gran parte falliti, di porre rimedio al mancato riconoscimento delle professionalità tecnico-scientifiche che operano nell’ambito della tutela, ma che non sono riconosciute, a differenza di quelle con albi e ordini (ingegneri, architetti, geologi, fisici ecc.).

Già dal 2008, prima ancora della presentazione del testo, i firmatari della proposta e il Dipartimento Cultura del PD avviarono un lungo percorso di confronto e di dialogo con i vari soggetti interessati e con tutte le associazioni rappresentative del settore (archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti, restauratori, storici dell’arte), un confronto rivelatosi per tutti tanto impegnativo quanto fruttuoso.

La proposta di legge propone di emendare il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004), inserendo all’interno del testo le figure dei professionisti dei beni culturali, tra i quali gli archeologi e gli storici dell’arte. Tramite l’emendamento si dispone che gli interventi di tutela, vigilanza, ispezione, protezione, conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla loro fruizione siano affidati alla responsabilità o alla diretta attuazione dei professionisti dei beni culturali secondo le specifiche competenze.

Inoltre vengono istituiti presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali registri nazionali per tali professionisti.

I registri vengono tenuti dal Ministero assieme alle associazioni professionali individuate ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 e/o della legge del 14 gennaio 2013, n.4. In sostanza la legge, nella sua ultima formulazione del marzo scorso, recepisce la recentissima normativa in materia di professioni non organizzate.

    La sua approvazione consentirebbe a decine di migliaia di professionisti qualificati (archeologi, archivisti, bibliotecari, diagnosti, storici dell’arte), che da troppi anni operano in condizioni di estrema precarietà e che pure contribuiscono in maniera decisiva ai processi di tutela e valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale italiano, di vedere riconosciuta la propria professionalità, la propria competenza, la propria passione. Il tutto avverrebbe per di più senza alcun onere per lo Stato!

 Tra i requisiti sufficienti, ma non necessari, per l’iscrizione nei registri è prevista la certificazione professionale effettuata dalle rispettive associazioni professionali, individuate come rappresentative ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 o della legge del 14 gennaio 2013, n. 4 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate).

In passato si è tentato di perseguire un albo di archeologi, storici dell’arte, archivisti e bibliotecari (promosso anche da assotecnici, disegno di legge n. 2676, Legislatura 13ª, A. S. Mele, Pelella et alii, che non riuscì ad approdare alla Camera per la fine della legislatura) ma oggi non sarebbe più attuale questa soluzione, in un’evoluzione del quadro comunitario, che vede l’introduzione di meccanismi di riconoscimento delle qualifiche professionali e di piattaforme comuni (EQF) su tutto il territorio europeo.

A questo proposito l’approvazione delle legge 14 gennaio 2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate) rende ancora più urgente l’intervento del Ministero per fissare i criteri minimi per i requisiti di iscrizione nei registri e la loro tenuta.

L’utilizzo dei registri ripercorre la strada già intrapresa dalla legge sull’archeologia preventiva (D. Lgs.163/2006, artt. 95 ss), che infatti istituisce un elenco interno al Ministero (senza valore di albo, così come i registri – gli albi sono tenuti infatti soltanto dal Ministero della Giustizia). L’istituzione dell’elenco per l’archeologia preventiva ha già brillantemente superato il vaglio sia del Consiglio di Stato che del Ministero della Giustizia, consentendo l’istituzione dell’elenco per gli specialisti archeologi all’interno del Ministero, seppur non in via esclusiva.

Si ribadisce inoltre l’importanza che il Ministero fissi i criteri minimi per le professionalità non regolamentate nel settore della tutela, davanti al proliferare nel mercato esterno dell’esercizio di tali attività, anche in assenza di tali requisiti finora non richiesti, mentre il MIUR dovrà provvedere al riordino delle classi di laurea, tenendo presente le necessità prospettate in tale campo dall’Amministrazione dei beni culturali.

E’ inoltre fondamentale che venga fissato un termine entro cui il Ministero emani i decreti attuativi per ogni professione, per evitare il ripetersi quanto già successo per i restauratori, che tra l’altro sono l’unica professione citata nel Codice, circostanza che costituisce un gap singolare nel rapporto con le altre professioni non regolamentate, che non vengono neanche nominate.

Confidando nel Suo autorevole intervento e nella Sua sensibilità, chiediamo un incontro alla S. V. per presentare in maniera più estesa le considerazioni qui sopra esposte.

 

 

 

 

Con osservanza.

3.07.2013

Associazione Nazionale Archeologi

Associazione Nazionale Storici Arte

Associazione Nazionale Tecnici per i beni culturali e ambientali

Confederazione Italiana Archeologi

Imagine felicità in Taksim Square

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turkey_taksim_pianoNon si possono analizzare in un post faceto le complesse ragioni politiche e sociali di #occupygezi, la protesta della popolazione turca contro il proprio governo. In estremissima sintesi, la contestazione di un progetto di «ammodernamento» che avrebbe comportato lo sradicamento di 600 alberi in Gezi Park ad Istanbul è divampata in breve in quotidiani e cruenti scontri di piazza, annaffiati da gas lacrimogeni e idranti. La polizia carica e uccide, il governo da’ la colpa ai social media, il premier Erdogan definisce çapulcu (vandali) i manifestanti ma farebbe meglio a guardarsi allo specchio prima di aprir bocca, le madri fanno da scudi umani ai figli, gli occupanti non cedono di un millimetro.

Poi arriva la notte.
Come se non bastasse la lezione di dignità e coraggio delle ore di luce, è di notte che la bellezza profonda si manifesta: la polizia in tenuta antisommossa le circonda, ma migliaia di persone se ne fottono e restano a suonare in piazza fino all’alba. Saranno le aure fioche degli smartphone o gli squarci improvvisi di luce delle videocamere che illuminano la folla, o forse le sirene blu dell’esercito che fanno da sfondo assolutamente inverosimile a quello che sembra essere un concerto estivo ma è forte l’impressione che la  “musica che unisce” qui non sia retorica ma si concretizzi intensamente.
E al mattino ricomincia la battaglia.

Per seguire le proteste:

Facebook: Diren Gezi ParkıTaksim Gezi Parkı Derneği
Twitter: OccupyGezi, hashtag #DirenGeziParki, #occupyGezi, #geziparki, #Taksim, #occupyTaksim
Streaming da piazza Taksim

Lui è Davide Martello, il pianista che la notte si esibisce a piazza Taksim.
È tedesco di genitori italiani, cosa che si deduce molto più dal video seguente che dal suo nome.

Felicità | Davide Martello in Taksim Square

Imagine – Let it be | Davide Martello in Taksim Square

 

Scrivi Stabiae 2013 | Summer school di scrittura creativa tra le ville e le città vesuviane

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Scrivi Stabiae 2013
Summer school di scrittura creativa
tra le ville e le città vesuviane
ideata e diretta da Carmen Covito e Cinzia Dal Maso
dal 7 al 15 settembre 2013
al Vesuvian Institute di Castellammare di Stabia

Una palestra di narrazione tra le vie delle città vesuviane. Un laboratorio per raccontare il passato
nelle forme più moderne e originali. Per chi crede nel valore di un’arte dell’antico che si misura
col presente ripercorrendo le vie della storia. Questo è la scuola residenziale di scrittura creativa
Scrivi Stabiae che prenderà avvio a settembre su iniziativa della Fondazione Restoring Ancient
Stabiae, e curata dalla scrittrice Carmen Covito e dalla giornalista Cinzia Dal Maso.

Pompei, Ercolano e Stabiae hanno ispirato il grande romanzo moderno nel suo nascere, ed è stata
proprio la letteratura ad assicurare alle rovine di Pompei fama imperitura. L’archeologia moderna,
poi, è una splendida metafora letteraria perché un buon romanzo sa “scavare” a fondo sotto la
superficialità. E poiché l’ispirazione non viene mai dal pensiero astratto ma da un’osservazione
attenta della realtà, la realtà dell’archeologia sa offrire materiali infiniti per storie modernissime.

Questa la sfida per chi seguirà il corso di scrittura creativa “sul campo” archeologico Scrivi
Stabiae: cercare ispirazione da tutto ciò che ruota attorno alle rovine – storie antiche e moderne,
custodi e guide turistiche, archeologi e restauratori, turisti, negozianti, pellegrini – per scrivere un
racconto di genere storico o di taglio contemporaneo che faccia rivivere in forme inedite il passato.

Le lezioni e i laboratori di tecnica narrativa si alterneranno a passeggiate narrative ai siti e ai
musei vesuviani, a conferenze di specialisti sulla vita quotidiana nell’antichità e i modi in cui noi
guardiamo al passato, a letture commentate di narrativa “pompeiana” e visioni di film peplum.

Il corso per a chiunque – operatore culturale o insegnante, ricercatore, artista o semplice curioso –
voglia misurarsi con la scrittura creativa e approfondire i rapporti possibili e impossibili tra le
scienze archeologiche e la letteratura.

Alla fine del corso, i racconti migliori verranno pubblicati in un e-book.

Vedi il programma dettagliato del corso nel sito: www.officinascriptoria.it
E-mail per informazioni e iscrizioni: scrivistabiae@officinascriptoria.it
Siamo anche su FB alla pagina https://www.facebook.com/ScriviStabiae
Vesuvian Institute:  www.stabiae.com

 

Scrivi Stabiae