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Le merende culturali, Carmen Motolese e i ragazzi del rione Tamburi di Taranto

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Alla periferia di Taranto, nel rione Tamburi, il colore predominante è il rosso.
Quello di una polvere granulosa soffiata nell’aria dagli sbuffi degli altoforni dell’Ilva, che si posa ovunque su guardrail, balconi, abiti stesi ad asciugare in quest’area a nord del ponte di pietra. Luccica al sole e, quando piove, tinge e trasforma le pozzanghere in sangue vivo e denso. Entra nei polmoni senza farsi sentire, e li devasta.

I palazzi sono cresciuti un po’ a caso, come pedine sparpagliate su una scacchiera in saliscendi e molti meriterebbero almeno una ripassata di vernice. Non ci sono parchi e giardini, in parte perché la cultura dell’area verde nella città tra i due mari non c’è; e in parte perché le piante resisterebbero poco all’assalto dei fumi nocivi, come dimostrano impietosamente i campi di sterpaglie che circondano il quartiere.

Carmen abita in una zona residenziale vicina al mare, 13 chilometri ad est da qui.
Per ventidue anni ha attraversato la città ogni giorno per insegnare arte in una scuola del rione: ne conosce bene il tessuto e le dinamiche e la sua cattedra è un luogo d’ascolto da cui intercettare disagi e necessità. Lei svela il bagliore di Monet, i suoi allievi raccontano la luce fioca dei lampioni sull’asfalto e le fiamme che si levano di notte dalle ciminiere.
Questi ragazzi non hanno posti in cui incontrarsi che non siano le strade. Non ne hanno avuti neppure da piccoli, ché le aree giochi per i bambini, negli anni, sono state costruite e poi distrutte sistematicamente dai vandali. L’ultima è stata finanziata interamente da alcuni commercianti di zona, perché il Comune non ha i fondi necessari per un’operazione del genere.

Quando a Carmen viene l’idea di creare un centro di aggregazione ai Tamburi è il 2002; un giorno dopo l’altro busserà alla porta di istituzioni pubbliche, enti locali, professionisti privati, famiglie. Per sette anni, fino a raccogliere 14.000 volumi e ad ottenere dalla Caritas l’uso di alcuni locali del centro polivalente ‘Giovanni Paolo II’: diventeranno la biblioteca “Marco Motolese”, dedicata al figlio strappato via da un’auto in corsa quindici estati prima.
L’associazione culturale che oggi porta il suo nome promuove dal 1998 il libro e la lettura, la solidarietà e la beneficenza: ogni anno organizza il convegno ‘I Giovani ed il Libro’, elargisce due borse di studio per gli studenti più meritevoli e ha destinato altri 500 libri al reparto di Pediatria dell’Ospedale SS. Annunziata, nel centro storico di Taranto.

Settimana dopo settimana Carmen continua a ritornare nel rione Tamburi per organizzare le sue ‘merende culturali’, pomeriggi in cui i ragazzi del quartiere si riuniscono in biblioteca per mangiare qualcosa di buono e leggere e commentare assieme a lei i libri di volta in volta scelti.

Non è un’impresa facile, richiede grande pazienza con gli allievi e la capacità di comunicare con le famiglie, nel tentativo – non sempre riuscito – di coinvolgerle il più possibile nel progetto educativo. L’ennesima scommessa lanciata da una donna che ha dimostrato di non aver paura.
Secondo voi chi la vincerà?

Il pezzo è anche su Caffè News del 29 gennaio 2012.

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